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Il mercato dei corsi online in Italia: chi vende, a che prezzi, con quali promesse

2.410 corsi contati e 2.066 listini: chi vende nel mercato dei corsi online in Italia, a che prezzi area per area, e con quali promesse scritte già nei titoli.

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38 min

In breve

Il catalogo conta 2.410 corsi e 2.066 listini dichiarati: mediana 1.260 euro, media 1.432, tetto a 8.880 e nessun prezzo sotto i cento euro. Venti firme coprono 244 corsi, un titolo su dieci: 15 sono persone, cinque marchi, e nessuna vende un corso solo. Metà dei cataloghi è costruita a scala, con il percorso di punta a due o tre volte la media; l'altra metà tiene un listino piatto. Le aree strette costano più dei temi larghi: Google Ads, YouTube e Facebook Ads chiedono il 35,5% in più del marketing generico. Le promesse si leggono già nei titoli: più il listino sale, più il nome descrive un risultato invece del contenuto.

Indice · 20 sezioni
  1. Il mercato dei corsi online in Italia in dodici numeri
  2. Come è fatto questo conto e che cosa resta fuori
  3. Chi vende: venti firme, 244 corsi e due modi di stare sul mercato
  4. La scala e il listino piatto: il rapporto fra il corso di punta e la media
  5. Quanto conta che la firma sia una persona o un marchio
  6. I quindici listini più alti e le dieci firme che li tengono
  7. Che cosa si vende nel mercato dei corsi online in Italia: venticinque aree
  8. Tre famiglie di argomenti, e la coda che non fa volume
  9. A che prezzi: l'area stretta costa più del tema largo
  10. Il tetto di quasi metà degli scaffali lo fissano tre corsi
  11. Comprare in un'area da trenta titoli
  12. Dieci corsi veri e il punto in cui cadono nella distribuzione
  13. Le promesse del mercato dei corsi online in Italia si leggono già dai nomi
  14. Il prezzo come promessa: ancoraggio, livelli, pacchetti
  15. Catalogo largo o corso unico: pro e contro per chi compra
  16. Dove cade la pagina che stai guardando: tre collocazioni a mano
  17. Quello che questi numeri non dicono
  18. Quattro letture pratiche, a seconda di chi legge
  19. Il numero che nessun listino mette in vetrina
  20. Domande frequenti

Il mercato dei corsi online in Italia, guardato dai listini invece che dalle pagine di vendita, ha una forma abbastanza netta: 2.410 corsi nel nostro catalogo, 2.066 con un prezzo del formatore registrato, mediana a 1.260 euro, tetto a 8.880. Venti firme da sole coprono un titolo su dieci. Nessun listino scende sotto i cento euro.

Questa non è una guida all'acquisto. È il ritratto di un settore fatto con i dati che abbiamo in casa, contati uno per uno: quante offerte esistono per ogni area, come si distribuiscono i prezzi, chi mette in vendita e con quali parole. Dove il dato non arriva lo scriviamo e si va avanti.

Prima una delimitazione, perché cambia il senso di tutto il resto. Il nostro catalogo non è l'anagrafe della formazione italiana. È un insieme ampio su un perimetro preciso: percorsi in italiano venduti da formatori e scuole indipendenti, quasi sempre a pagamento unico, con materiale da scaricare o da consultare in un'area riservata. Fuori restano l'università, la formazione finanziata, i corsi aziendali su commessa e i grandi portali internazionali coi loro listini molto più bassi. Il ritratto riguarda quel perimetro, che però è anche il primo che si incontra cercando su Google.

Il mercato dei corsi online in Italia in dodici numeri

Le cifre di partenza, senza commento. Il commento viene subito dopo.

IndicatoreValoreLettura rapida
Corsi censiti2.410Il catalogo intero, con e senza prezzo del formatore
Corsi con listino dichiarato2.066 (85,7%)La base di ogni statistica che segue
Corsi senza listino344 (14,3%)Prezzo mai pubblicato, rimosso, oppure vecchissimo
Mediana del listino1.260 euroMetà del catalogo costa meno, metà costa più
Media del listino1.432 euroPiù alta della mediana: la tirano su pochi percorsi molto cari
Primo quartile640 euroUn corso su quattro sta sotto questa cifra
Terzo quartile2.130 euroUn corso su quattro sta sopra questa cifra
Corsi oltre i 1.000 euro1.278 (61,9%)Le quattro cifre sono la norma, non l'eccezione
Corsi oltre i 2.000 euro562 (27,2%)Più di uno su quattro
Corsi sotto i 100 euro0La soglia d'ingresso dichiarata non arriva alle due cifre
Listino massimo8.880 euroSette volte la mediana
Aree tematiche contate25Si sovrappongono: un titolo vive su più scaffali

Tre righe di questa tabella meritano una sosta.

Lo zero dei cento euro è la più sottovalutata. In un segmento dove si parla molto di prezzi stracciati e di promozioni, il pavimento dichiarato dai venditori sta a tre cifre: nessun listino scende sotto i cento euro, e la fascia 100-300 contiene 127 corsi, il 6,1% del catalogo. Chi cerca un corso italiano di questo tipo a venticinque euro non lo trova perché non viene prodotto a quel prezzo, non perché sia nascosto.

Il 61,9% sopra i mille euro ribalta un'idea diffusa. Il corso online non è l'alternativa economica alla formazione in aula: in questo perimetro è un prodotto a quattro cifre per sei titoli su dieci. Se un vantaggio di prezzo rispetto all'aula esiste, da questi cartellini non si vede.

La distanza fra media e mediana — 172 euro, il 13,7% — descrive una distribuzione con la coda lunga a destra. Pochi percorsi da cinque, sei, ottomila euro tirano su la media mentre il grosso del catalogo sta più in basso. Quando qualcuno cita «il prezzo medio dei corsi online», sta usando il numero più sensibile agli estremi. La mediana è più onesta e dice 1.260.

Come è fatto questo conto e che cosa resta fuori

344 corsi su 2.410 non hanno un listino, e tutte le medie di questa pagina li ignorano. Tre situazioni ricorrenti spiegano il buco. Il prezzo non è mai stato pubblicato perché viene comunicato in chiamata, pratica diffusa sui percorsi alti. Il prezzo c'era e il venditore l'ha tolto, perché quel corso non è più in vendita diretta. Oppure il titolo è vecchio e il suo listino non è stato aggiornato da nessuno.

Se quei 344 fossero sistematicamente i più economici, la mediana vera del perimetro starebbe sotto i 1.260 euro. Se fossero i più cari, starebbe sopra. Non lo sappiamo.

Seconda avvertenza, quella che conta quando si leggono le tabelle per argomento: le aree si sovrappongono. Un titolo può stare allo stesso tempo su «Trading», su «Trading Opzioni» e su «Corsi Premium». Sommando i corsi delle venticinque aree principali si arriva a 2.617 posizioni, cioè 207 più del catalogo intero. Non è un errore aritmetico, è la conseguenza del fatto che uno stesso corso occupa più scaffali. Più avanti si legge «Google Ads: 29 corsi»: il numero dice quanti titoli portano quell'etichetta, non quanti ne portano solo quella.

Terza, e qui c'è un limite vero. Il catalogo porta una fotografia sola, i listini come stanno adesso. Niente serie storica, nessuna data d'ingresso dei venditori, nessun prezzo precedente dello stesso corso. Chi racconta l'andamento dei prezzi della formazione italiana nell'ultimo quinquennio non lo ricava da dati come questi. Sulle ragioni che portano un listino dove sta abbiamo ragionato a parte, partendo dai costi e dal posizionamento: perché i corsi online italiani costano così tanto.

Quarta avvertenza, la più scomoda. Questi numeri descrivono l'offerta, non la domanda. Sappiamo quanti corsi esistono e a che prezzo vengono proposti. Non sappiamo quante copie ne vengono vendute. Un'area con 333 titoli non è automaticamente l'area con più compratori: potrebbe essere quella dove produrre un corso costa meno fatica. Vale per tutta la lettura, dall'inizio alla fine.

Chi vende: venti firme, 244 corsi e due modi di stare sul mercato

Prendiamo i formatori con almeno sei corsi in catalogo e ordiniamoli per listino medio. I primi venti, da soli, firmano 244 corsi: il 10,1% dei 2.410 titoli, l'11,8% dei 2.066 con prezzo dichiarato. Venti nomi, un corso su dieci.

Il filtro dei sei corsi serve a evitare un artefatto. Senza di esso basterebbe un singolo percorso da cinquemila euro per spedire un nome in testa alla graduatoria dei listini medi, e la graduatoria non descriverebbe niente. Col filtro descrive un comportamento ripetuto almeno sei volte.

La prima cosa che salta all'occhio non riguarda i prezzi. È che nessuno vende un corso solo. La media di quei venti è 12,2 titoli a testa. Il più prolifico ne ha 36, il secondo 27, poi 22, 19, 15, 14, due a 13, uno a 10, due a 9, uno a 8, uno a 7; sette firme stanno esattamente a sei, che è la soglia d'ingresso della lista. Chi compra da una di queste non compra un corso: entra in un catalogo, e il catalogo ha un suo seguito.

Seconda cosa: che tipo di firma è. Quindici su venti sono persone, con nome e cognome o con un nome d'arte personale. Cinque sono marchi — una sigla, una scuola, un'etichetta che non coincide con una faccia. Sui titoli lo sbilanciamento è più forte: 196 corsi a nome di persona contro 48 a nome di marchio, cioè quattro quinti contro un quinto. È un dato di struttura del settore italiano, e non è neutro per chi compra: il prodotto poggia su un individuo riconoscibile, non su un'azienda di formazione con un organigramma.

La stessa proporzione si intravede sui dieci corsi che citiamo in questa pagina, scelti per coprire fasce diverse. Sei portano un nome di persona — Luca Romito, Arianna Cavina, Federico Casadei, Patrick Moretti, Sol Livio, Matteo Conti — e quattro un marchio: Lifeology, Body Recomp, CSEN Corsi, Chitarra Facile. Dieci titoli non sono un campione statistico, e non li spacciamo per tale. I venti più alti sì, quelli sono un conteggio.

Che cosa comporta questa concentrazione, in pratica. Cercando un argomento su Google si incontrano ripetutamente le stesse firme, perché quelle firme hanno sei, dieci, trenta pagine indicizzate sullo stesso tema. La sensazione di «questo nome è ovunque» non misura la sua diffusione fra gli studenti: misura l'ampiezza del suo catalogo. Chi vuole farsi un'idea di chi insegna cosa, area per area, trova le mappe in chi insegna marketing in Italia, chi insegna trading e chi insegna crescita personale, oltre all'elenco completo nella pagina formatori.

La scala e il listino piatto: il rapporto fra il corso di punta e la media

Mettiamo in colonna, per ciascuna delle venti firme, il listino medio e il listino massimo. Il rapporto fra i due dice come è costruito un catalogo meglio di qualsiasi presentazione.

FirmaCorsiListino medioListino massimoMassimo diviso medio
Luca Giusti (QTLab)153.195 euro8.850 euro2,8
Roberto Maria Vadalà193.174 euro8.880 euro2,8
Mirko Delfino92.842 euro3.660 euro1,3
Francesco Bellomo62.838 euro4.125 euro1,5
Alfio Bardolla222.434 euro6.330 euro2,6
chinooky62.390 euro2.850 euro1,2
Frank Merenda272.344 euro4.470 euro1,9
Serghey Magalà92.263 euro3.270 euro1,4
Morpheus Education132.210 euro5.055 euro2,3
Alessandro Arnao72.166 euro3.150 euro1,5
Riccardo Mazza62.150 euro2.460 euro1,1
Big Luca362.127 euro6.330 euro3,0
Roberto Pesce82.102 euro2.850 euro1,4
Marco Cappelli62.058 euro3.150 euro1,5
BuzWay102.057 euro4.125 euro2,0
Omniavis131.995 euro2.430 euro1,2
KingSeduction61.993 euro2.220 euro1,1
Marco Lutzu141.989 euro5.820 euro2,9
Luca Valori61.953 euro3.540 euro1,8
Matteo Zambon61.889 euro3.495 euro1,9

L'ultima colonna divide la lista in tre gruppi di dimensione quasi identica. Sette firme stanno a 2,0 o oltre: il loro percorso di punta costa il doppio o il triplo della media del catalogo. Sette stanno a 1,4 o meno: il corso più caro sfiora la media, e un listino assomiglia all'altro. Sei stanno in mezzo, fra 1,5 e 1,9.

I due estremi sono due modelli commerciali diversi, e si riconoscono a occhio.

Il primo è la scala. C'è un corso d'ingresso, una serie di gradini intermedi e un percorso di punta che costa un multiplo di tutto il resto. Big Luca sta a 3,0 con 36 titoli, Marco Lutzu a 2,9 con 14, i due nomi in cima alla tabella a 2,8 con 15 e 19. Una scala non si costruisce per caso: il corso da 400 euro esiste perché qualcuno poi salga a quello da 6.000, e la pagina del corso d'ingresso quasi sempre lo dice, in una riga o nell'ultimo video.

Il secondo è il listino piatto. Riccardo Mazza a 1,1 su sei corsi, KingSeduction a 1,1, chinooky a 1,2, Omniavis a 1,2: dentro questi cataloghi i corsi sono fratelli, non gradini. Si scelgono per argomento, non per livello, e il prezzo non segnala una gerarchia. Per chi compra è una situazione più semplice da valutare: nessuno ti aspetta al gradino dopo.

C'è anche una relazione fra ampiezza del catalogo e forma del listino. Le cinque firme con più titoli — 36, 27, 22, 19 e 15 corsi — hanno rapporti di 3,0, 1,9, 2,6, 2,8 e 2,8: quattro su cinque sopra il 2,5. Delle sette firme con esattamente sei corsi, nessuna raggiunge il 2,0, e tre stanno sotto l'1,3. Più titoli hai, più la scala si allunga; con pochi titoli il listino resta compatto. Ha una logica banale: una scala ha bisogno di gradini, e i gradini sono corsi.

Per chi sta decidendo, da questa tabella si ricava una domanda sola e precisa. Il corso che stai guardando è un prodotto finito o è un gradino? Se la firma ha un rapporto vicino al 3,0, le probabilità che sia un gradino sono alte, e il prezzo che vedi non è il costo del percorso completo: è il biglietto d'ingresso. Il conto totale va fatto prima, non dopo. Sul tema dei percorsi venduti a blocchi abbiamo messo i numeri in quando conviene prendere un pacchetto di corsi, e i nostri blocchi stanno nella pagina pack.

Quanto conta che la firma sia una persona o un marchio

Sulle venti firme si può fare un conto che di solito nessuno fa. Pesando i listini medi sul numero di titoli, le quindici firme personali chiedono 2.412 euro di media, le cinque etichette 2.115. Sono 297 euro di distanza, il 14% in più per il nome di una persona.

Il campione è piccolo e non lo gonfiamo: venti firme su un catalogo da 2.410 titoli non autorizzano a scrivere una legge del mercato. Il segnale però regge anche sul tetto. Fra le etichette il listino più alto osservato è 5.055 euro; fra le persone si arriva a 8.880. La fascia oltre i cinquemila, in questo gruppo, è territorio di nomi propri.

Una spiegazione plausibile, da trattare come ipotesi e non come risultato. Un prezzo alto ha bisogno di qualcosa che lo sostenga agli occhi di chi compra, e la storia di una persona — quello che ha fatto, come lo spiega, perché dovrebbe saperlo — è più facile da raccontare dell'organigramma di una società di formazione. Un'etichetta deve appoggiarsi ad altro: un programma, un riconoscimento esterno, un attestato. Torna utile qui la riga delle Certificazioni nella tabella delle aree: 51 titoli, listino medio 1.643 euro, fra i più bassi di tutte. Dove il valore lo dichiara un terzo, il prezzo medio scende.

La conseguenza per chi compra è concreta e un po' antipatica: una parte del listino paga la riconoscibilità della firma, non il materiale dentro la cartella. Non è uno scandalo, è un premio di marca come in qualunque altro settore. Serve soltanto saperlo quando si confrontano due corsi sullo stesso argomento con mille euro di differenza fra loro.

I quindici listini più alti e le dieci firme che li tengono

La cima del mercato è più concentrata del resto. Questi sono i quindici listini più alti che abbiamo registrato.

CorsoListinoFirma
Master 10K Rebellion8.880 euroRoberto Maria Vadalà
Master 30K8.880 euroRoberto Maria Vadalà
Options Academy8.850 euroLuca Giusti (QTLab)
Trading System Academy7.605 euroLuca Giusti (QTLab)
Accademia Bigluchiana TUTTI I CORSI6.330 euroBig Luca
Opzioni Evolution 3656.330 euroAlfio Bardolla
Arsenale del Mindset6.330 euroRoberto Maria Vadalà
Money Maker5.820 euroMarco Lutzu
Protocollo Kennedy5.055 euroBig Luca
Nabla Alpha5.055 euroNabla Invest
Scuola Per Ricchi (Diamond)5.055 euroBig Luca
MVP Master PRO 3.05.055 euroSwiss Trading School
Market Supremacy 20265.055 euroMorpheus Education
Swiss Capital School4.935 euroStefano Serafini
Sistema Mani Forti PRO4.770 euroBruno Moltrasio

15 titoli, dieci firme. Tre firme ne tengono otto: una tre, una tre, una due. La soglia per entrare in questa lista è 4.770 euro, cioè 3,8 volte la mediana del catalogo.

Sommati, quei 15 listini fanno 94.005 euro. Il valore a listino dell'intero catalogo si aggira sui 2,96 milioni (2.066 titoli per 1.432 euro medi): quindici corsi, lo 0,7% dei titoli, valgono il 3,2% del totale. La cima pesa quattro volte e mezzo il suo peso numerico.

La materia che domina questa fascia sono i mercati finanziari. Sette delle dieci firme in tabella vendono percorsi di trading o di investimento; le altre tre stanno sul business, sulla pubblicità a pagamento e sul lavoro sulla testa. Non entriamo nel merito tecnico di nessuno di quei percorsi: qui sono righe di un listino.

Una riga merita attenzione a sé, la quinta. «TUTTI I CORSI» non è il nome di un corso, è il nome di un pacchetto: la raccolta completa di un catalogo venduta come prodotto unico, a 6.330 euro. È la forma estrema della scala di cui parlavamo, quella in cui l'ultimo gradino coincide con l'intera rampa. Chi vende per livelli, prima o poi, mette in vendita anche il livello «tutto». Su cosa ci si trova davvero dentro i percorsi di questa fascia abbiamo guardato nel dettaglio in cosa contengono i corsi da duemila euro.

Che cosa si vende nel mercato dei corsi online in Italia: venticinque aree

Qui si passa dal chi al cosa. Le venticinque aree più popolate del catalogo, con quanti titoli contengono e quanto chiedono in media. Ricordando l'avvertenza: un corso può comparire in più righe, e la somma della colonna dei titoli fa 2.617 contro 2.410 corsi reali.

AreaTitoliListino medioListino massimo
Corsi Premium2892.735 euro8.880 euro
Trading Materie Prime282.307 euro8.850 euro
Trading Automatico742.280 euro8.850 euro
Trading Quantitativo572.274 euro8.850 euro
Google Ads292.246 euro5.820 euro
YouTube272.109 euro4.425 euro
Trading System302.086 euro8.850 euro
Trading Intraday1262.084 euro8.850 euro
Trading Opzioni742.052 euro8.850 euro
Facebook Ads332.005 euro5.820 euro
Immobiliare631.974 euro3.240 euro
Trading3331.960 euro8.850 euro
Forex671.928 euro4.770 euro
Crypto601.881 euro6.330 euro
Copywriting371.880 euro6.330 euro
Management541.840 euro8.880 euro
Business Online2691.832 euro8.880 euro
Investimenti1251.811 euro6.330 euro
Imprenditoria1151.763 euro4.470 euro
Mindset1461.689 euro8.880 euro
Consulenza401.688 euro3.660 euro
Scommesse Sportive271.677 euro3.240 euro
Certificazioni511.643 euro3.270 euro
Online Marketing1911.620 euro4.545 euro
Marketing2721.561 euro5.055 euro

La riga in cima va spiegata, altrimenti inquina la lettura. «Corsi Premium» non è una materia: è lo scaffale dove finiscono i percorsi più costosi del catalogo, e la sua media di 2.735 euro descrive un nostro criterio di classificazione, non un argomento di studio. L'abbiamo lasciata nella tabella perché 289 titoli sono il 12% del catalogo e nasconderla falserebbe le proporzioni, ma per i confronti fra materie la prima riga utile è la seconda.

Le materie più popolate sono quattro: Trading con 333 titoli, Marketing con 272, Business Online con 269, Online Marketing con 191. Poi Mindset a 146, Trading Intraday a 126, Investimenti a 125, Imprenditoria a 115. Sotto i cinquanta titoli ci sono otto aree, e le più piccole sono Scommesse Sportive e YouTube a 27, Trading Materie Prime a 28, Google Ads a 29, Trading System a 30.

Chi guarda questa lista cercando «formazione professionale» nel senso comune del termine troverà poco. Non c'è una riga per la contabilità, nessuna per le lingue, nessuna per la saldatura o per la logistica. Il perimetro è un altro: guadagnare online, operare sui mercati, vendere, e la testa che serve per fare le prime tre cose. È una specializzazione del segmento, non un difetto del conteggio.

Tre famiglie di argomenti, e la coda che non fa volume

Raggruppando le venticinque aree per parentela si vedono due blocchi di peso quasi uguale.

Il primo blocco sono i mercati finanziari: Trading, Trading Intraday, Investimenti, Trading Opzioni, Trading Automatico, Forex, Crypto, Trading Quantitativo, Trading System, Trading Materie Prime, Scommesse Sportive. Undici scaffali, 1.001 posizioni sommate.

Il secondo è vendere e fare impresa in rete: Marketing, Business Online, Online Marketing, Imprenditoria, Management, Consulenza, Copywriting, Facebook Ads, Google Ads, YouTube. Dieci scaffali, 1.067 posizioni.

Il terzo gruppo è molto più leggero: Mindset con 146 titoli e Certificazioni con 51, in tutto 197 posizioni. Fuori dalle tre famiglie restano Immobiliare con 63 e lo scaffale Premium con 289.

1.001 contro 1.067 è una simmetria che non ci aspettavamo. Le due famiglie insieme fanno il 79% delle posizioni contate, e sono entrambe costruite sulla stessa premessa: comprare un corso per aumentare le proprie entrate. Il resto del catalogo — la testa, le certificazioni, la casa — pesa un quinto.

Qui va detta una cosa che le tabelle nascondono. Dentro il catalogo esistono corsi di cucina, di chitarra, di biomeccanica, di relazioni, di meditazione applicata, e nessuno di quei temi compare fra le venticinque aree principali, perché nessuno di quei temi arriva ai numeri necessari. C'è una coda lunga, ed è fatta di scaffali da pochi titoli ciascuno. Quattro dei dieci corsi che citiamo in questa pagina ne fanno parte. La coda esiste, non fa volume, e per chi cerca uno di quei temi è l'unica parte del catalogo che conta.

Il confronto per materia, con i numeri, l'abbiamo fatto area per area nella mappa dei corsi online italiani divisi per tema, che è il posto giusto per capire dove cade l'argomento che interessa.

A che prezzi: l'area stretta costa più del tema largo

Dieci aree su venticinque stanno a 2.000 euro o più di listino medio. Sei stanno sotto i 1.700. La forbice fra l'area meno cara e la più cara, escludendo lo scaffale Premium, è di 746 euro: da 1.561 euro del Marketing a 2.307 di Trading Materie Prime.

Quello che rende interessante la distribuzione è che le aree più care sono quasi tutte le più piccole. Trading Materie Prime ha 28 titoli e il listino medio più alto fra le materie. Google Ads ne ha 29 e sta a 2.246 euro. YouTube ne ha 27 e sta a 2.109. Trading System ne ha 30 e sta a 2.086. Dall'altra parte, Marketing con 272 titoli è l'area meno cara di tutte, e Online Marketing con 191 è la penultima.

Il confronto più pulito è dentro la stessa materia. Il marketing generico chiede 1.561 euro di media; le tre aree che corrispondono a una piattaforma precisa — Google Ads, YouTube, Facebook Ads, 89 titoli in tutto — chiedono 2.115 euro di media ponderata. Sono 554 euro in più, il 35,5%, per un corso che copre meno argomenti.

Non è un paradosso, e le ragioni sono tre. Una promessa stretta si prezza più facilmente, perché il compratore sa esattamente che cosa vuole e ha meno termini di confronto. Il pubblico di un'area stretta è piccolo, e chi vende deve ricavare da pochi acquirenti quello che altrove ricava da molti. Terza ragione, la più tecnica: le aree specialistiche ereditano i percorsi di punta. Un corso avanzato sta nello scaffale generale e anche in quello specialistico, ma lo scaffale specialistico ha pochi titoli, e un solo percorso da 5.000 euro su trenta titoli alza la media di oltre cento euro.

Da qui si capisce anche perché «il trading costa più del marketing» è vero ma impreciso. Trading come area generale sta a 1.960 euro, sopra il Marketing di 399 euro. Le sue sottoaree tecniche stanno tutte fra 2.052 e 2.307. Il differenziale non lo paga il tema, lo paga la specializzazione: dentro il marketing succede lo stesso quando si passa dal generale alla piattaforma singola. Chi vuole solo i prezzi del ramo marketing li trova raccolti in quanto costa un corso di marketing in Italia.

Una seconda lettura della tabella: quanto è larga ogni area al suo interno. Il rapporto fra listino massimo e listino medio misura quanto è eterogeneo lo scaffale. Immobiliare è il più compatto, 1,6: dentro ci sono corsi che costano più o meno la stessa cifra. Scommesse Sportive sta a 1,9, Certificazioni a 2,0, YouTube a 2,1. All'estremo opposto, Mindset ha una media di 1.689 euro e un tetto di 8.880: rapporto 5,3, il più sbilanciato del catalogo. Management e Business Online stanno a 4,8.

Tradotto per chi compra: in un'area compatta il prezzo che vedi è il prezzo normale di quel tema, e se qualcosa costa il doppio c'è un motivo da cercare. In un'area come Mindset il prezzo non ti dice niente del tema, perché lo stesso scaffale contiene corsi da trecento euro e percorsi da ottomila. Prima di giudicare un listino conviene sapere in che tipo di scaffale sta.

Il tetto di quasi metà degli scaffali lo fissano tre corsi

Nella colonna dei listini massimi, qui sopra, c'è una ripetizione che salta all'occhio solo se la si cerca. L'importo 8.850 euro compare come tetto di sette aree: Trading, Trading Intraday, Trading Opzioni, Trading Automatico, Trading Quantitativo, Trading System, Trading Materie Prime. L'importo 8.880 compare come tetto di altre quattro: Corsi Premium, Management, Business Online, Mindset.

Undici aree su venticinque, il 44%, hanno il massimo fissato da due soli importi. E quei due importi appartengono a pochissimi titoli: i due percorsi da 8.880 euro della stessa firma e quello da 8.850 di un'altra. Il soffitto di quasi metà degli scaffali è un terzetto di corsi che compaiono su tutte le etichette vicine.

È l'effetto diretto della sovrapposizione delle categorie, e serve da promemoria quando si legge «fino a 8.850 euro» accanto a un'area da trenta titoli. Non significa che quell'area abbia una gamma larga. Significa che un percorso molto caro passa anche da lì. Per capire se una materia ha davvero una gamma, si guarda la distanza fra la sua media e il suo tetto, non il tetto da solo.

Il contrario informa altrettanto. Immobiliare si ferma a 3.240 euro, Scommesse Sportive alla stessa cifra, Certificazioni a 3.270: aree che nessun percorso di punta attraversa, dove il prezzo massimo è il massimo di quella materia e di nessun'altra. Sono anche le aree in cui un listino alto è più difficile da spiegare, perché non c'è nessun corso trasversale su cui scaricare la responsabilità della cifra.

Comprare in un'area da trenta titoli

Otto aree su venticinque hanno meno di cinquanta titoli, quattro ne hanno meno di trenta. Chi cerca lì si trova in una condizione diversa da chi cerca nel marketing, e conviene saperlo in anticipo.

Le alternative sono poche, e con poche alternative il confronto perde forza: manca il corso simile su cui fare da riferimento. Il prezzo non viene calmierato da nessuno, perché per calmierarlo servirebbero altri cinque venditori sulla stessa materia. Il primo risultato di ricerca tende a fare il mercato da solo, e la differenza fra il corso migliore e il corso più visibile diventa impossibile da verificare dall'esterno.

Non è un argomento contro l'acquisto, è un argomento per cambiare metodo. In un'area larga conviene mettere a confronto tre o quattro proposte e scegliere. In un'area da trenta titoli conviene l'opposto: smettere di confrontare, prendere l'unico candidato credibile e verificarlo a fondo — ore dichiarate, data del materiale, cosa si scarica, cosa resta dopo la scadenza. L'elenco per area sta nei corsi, e la differenza fra materiale che rimane e accesso che finisce in che cosa vuol dire accesso a vita.

Dieci corsi veri e il punto in cui cadono nella distribuzione

Dieci titoli del catalogo, scelti per coprire tutta la larghezza delle fasce, dal minimo osservato fino a oltre il terzo quartile. Per ciascuno: listino del formatore, prezzo qui, e dove cade rispetto ai quattro riferimenti statistici — primo quartile 640, mediana 1.260, terzo quartile 2.130.

CorsoListinoPrezzo quiDove cade
Melody Unlock200 euro4 euroFascia minima, sotto il primo quartile
QualificaLead200 euro4 euroFascia minima, sotto il primo quartile
101 Domande Golose400 euro8 euroFascia 300-600, sotto il primo quartile
NeoMindfulness480 euro12 euroFascia 300-600, sotto il primo quartile
Amante Indimenticabile800 euro20 euroFra primo quartile e mediana
Corso Mental Coach1.260 euro42 euroEsattamente sulla mediana del catalogo
Instagram Pills Academy 5.01.620 euro54 euroSopra la mediana, sotto il terzo quartile
Biomechanics Specialist2.010 euro67 euroSopra la mediana, sotto il terzo quartile
YouTube Money System2.460 euro82 euroOltre il terzo quartile, fascia alta
The Institutional Protocol™2.520 euro84 euroOltre il terzo quartile, fascia alta

Il Corso Mental Coach di CSEN Corsi vale più di una curiosità: con 1.260 euro di listino cade esattamente sulla mediana. Se esiste un corso statisticamente medio di questo mercato, è un percorso da mille-milletrecento euro firmato da una sigla formativa, su un tema di crescita e lavoro sulle persone. Non è il corso più comprato né il migliore: è quello che divide il catalogo in due metà uguali.

La parte bassa della tabella dice una cosa su cui si ragiona poco. I quattro titoli sotto i cinquecento euro non sono versioni ridotte dei grandi percorsi: sono corsi su temi stretti — una tecnica di chitarra con Melody Unlock, un ricettario con 101 Domande Golose, una pratica di meditazione con NeoMindfulness — oppure corsi mono-funzione, come QualificaLead che si occupa di una fase sola del lavoro commerciale. La fascia bassa di questo mercato non è il mercato scontato: è un mercato diverso, fatto di oggetti piccoli e completi. Il ragionamento sul rapporto fra cifra spesa e contenuto l'abbiamo sviluppato in un corso da venti euro vale quanto uno da mille.

La parte alta si comporta all'opposto. YouTube Money System a 2.460 euro e The Institutional Protocol™ a 2.520 non parlano di una tecnica: parlano di un risultato e di un impianto per ottenerlo. Anche Biomechanics Specialist a 2.010 euro, su un tema tecnico come la biomeccanica, usa una parola da qualifica professionale. Il salto da quattrocento a duemilacinquecento euro non è un salto di quantità di materiale: è un cambio di cosa viene messo in vendita.

Ultimo appunto sulla colonna dei prezzi nostri, da 4 a 84 euro. Non è l'argomento di questa pagina e non ci dilunghiamo: il meccanismo dei listini barrati e delle riduzioni l'abbiamo smontato in sconti sui corsi online, quali sono veri. Qui la colonna serve solo a far vedere che l'ordine delle due scale è lo stesso: chi costa più di listino costa più anche qui.

Le promesse del mercato dei corsi online in Italia si leggono già dai nomi

Di una pagina di vendita, nel catalogo, resta una cosa sola: il titolo. Ed è la parte più studiata di tutte, perché deve funzionare da sola in una lista di risultati. Guardando i venticinque titoli che abbiamo elencato in questa pagina, i quindici più cari e i dieci di esempio, — tornano sette famiglie di parole. Non parliamo di persone e non giudichiamo nessuno: guardiamo il lessico, che è un dato osservabile come un prezzo.

La parola che fa istituzione. Master, Academy, Accademia, Scuola, School. Nei 15 listini più alti compare in otto titoli su 15. Promette struttura, durata, un percorso con un inizio e una fine, qualcosa che somiglia a una scuola. Dal lato di chi compra la verifica è secca: quante ore di materiale ci sono, in quanti moduli, e se esiste un ordine o è una raccolta di lezioni affiancate. Una scuola ha un programma; una raccolta no.

La cifra dentro il nome. Master 10K Rebellion, Master 30K. Il numero nel titolo è l'obiettivo, e fa il lavoro che altrimenti servirebbero tre paragrafi a fare. Da leggere per quello che è: un titolo non è un impegno contrattuale, e la cifra non porta con sé né il tempo necessario, né il capitale di partenza, né il lavoro che c'era prima. Quando un numero sta nel nome, la domanda utile è che cosa misura e in quanto tempo, e la risposta sta nella scheda, non nel titolo.

Il sistema e il protocollo. Sistema Mani Forti PRO, Protocollo Kennedy, The Institutional Protocol™, YouTube Money System, Trading System Academy. Tre su 15 fra i più cari, e due anche fra i dieci di esempio. La promessa è la ripetibilità: non un insieme di nozioni ma una procedura che, seguita, produce lo stesso esito. Verifica concreta: una procedura ha passaggi scritti, moduli da compilare, liste di controllo. Se nel materiale ci sono solo video di spiegazione, siamo davanti a un corso, e va bene, ma la parola «protocollo» prometteva un'altra forma. Su cosa si trova fisicamente dentro un pacchetto abbiamo una pagina dedicata: i formati dei corsi online.

Il livello. PRO, Diamond, Specialist, Premium. Appare in tre dei 15 titoli più cari. Un livello implica che esista un gradino sotto, e quasi sempre anche uno sopra. Le due domande da fare sono: che cosa manca nella versione base, e il livello che sto comprando contiene quello inferiore o parte da dove quello finisce? Capita che «avanzato» significhi «il resto», non «tutto».

L'anno e la versione. Instagram Pills Academy 5.0, MVP Master PRO 3.0, Market Supremacy 2026, Opzioni Evolution 365: quattro titoli fra i venticinque elencati in questa pagina portano un numero di versione o un anno in chiaro. La promessa è l'attualità, che in alcune materie pesa più del contenuto: una tecnica di pubblicità su una piattaforma che ha cambiato interfaccia due volte invecchia in diciotto mesi. Qui c'è un'asimmetria che conviene conoscere: un numero di versione non è una data. La 5.0 può essere stata girata nel 2023 e la 2026 nel titolo può riferirsi all'anno di vendita, non di registrazione. Come si controlla l'età reale del materiale sta in come capire se un corso è aggiornato.

Il marchio registrato. Fra i venticinque titoli di questa pagina il simbolo compare una volta, su The Institutional Protocol™. Dice che il nome è un bene da difendere e che il metodo è presentato come proprietario. Sul contenuto non dice nulla: un metodo con il simbolino e uno senza possono contenere le stesse cose. È un segnale rivolto al mercato, più che allo studente.

L'inglese di settore. Money Maker, Market Supremacy, Nabla Alpha, Options Academy, Trading System Academy, Swiss Capital School; fra i dieci di esempio, Melody Unlock e Biomechanics Specialist. Sette dei 15 più cari hanno almeno una parola inglese portante. L'inglese fa due cose insieme: alza il registro e rende la promessa meno controllabile, perché «supremacy» e «alpha» non hanno un corrispettivo italiano misurabile. Non è una critica, è una constatazione linguistica: più una parola è vaga, meno si può verificare se la promessa è stata mantenuta.

Poi c'è la famiglia contraria, e sta nella fascia bassa e media. Il nome che dice la funzione: QualificaLead qualifica contatti, Corso Mental Coach forma mental coach, NeoMindfulness insegna una pratica di meditazione, Biomechanics Specialist parla di biomeccanica. Fra i dieci corsi che citiamo, nove la materia la dicono o la lasciano indovinare senza sforzo; l'unico che non la dice è The Institutional Protocol™. Fra i 15 più cari, nove su 15 non la dicono: dal nome non si capisce se dentro si parla di mercati, di vendita o di organizzazione personale.

Questa inversione è il risultato più interessante di tutta la lettura dei titoli. Più il listino sale, più il titolo si allontana dalla descrizione del contenuto e si avvicina alla descrizione del risultato, oppure a quella dell'istituzione che lo erogherebbe. Sotto i cinquecento euro i nomi sono etichette; sopra i cinquemila sono dichiarazioni. Fra i dieci di esempio la conferma è pulita: i tre più costosi — 2.010, 2.460 e 2.520 euro — portano tutti una parola da sistema, da qualifica o un marchio; i tre più economici — 200, 200 e 400 euro — non ne portano nessuna.

Resta il punto che conta: un titolo non dice niente sulla qualità. Ci sono percorsi serissimi con nomi gridati e corsi mediocri con nomi sobri. Il lessico racconta a chi è rivolta la pagina e con quale registro, non che cosa c'è nella cartella. Per le promesse che compaiono nel corpo della pagina di vendita, quelle argomentate per tre schermate, abbiamo un'analisi a parte: le promesse che tornano in ogni percorso di business. E i controlli da fare prima di pagare stanno in come capire se un corso vale quello che chiede.

Il prezzo come promessa: ancoraggio, livelli, pacchetti

Il listino non è soltanto una cifra da pagare. In questo mercato è anche un messaggio, e vale leggerlo come tale.

Primo messaggio: il posizionamento. 562 corsi stanno sopra i 2.000 euro, il 27,2% di quelli con prezzo dichiarato. Non è una frangia di eccentrici, è un segmento con una sua grammatica. Un percorso a 2.500 euro sta dicendo «sono rivolto a chi tratta questa spesa come un investimento professionale», e di conseguenza si presenta con il linguaggio dell'investimento. Un corso da 200 euro parla a una persona che paga di tasca propria per una competenza singola o per un interesse personale. Sono due mercati dentro lo stesso catalogo, e non si giudicano con lo stesso metro.

Secondo messaggio: il gradino. Dove il rapporto fra listino massimo e medio supera il 2,5, il prezzo d'ingresso non misura il costo del percorso: misura il costo dell'ingresso. Sette delle venti firme che abbiamo guardato stanno in quella condizione. La verifica è noiosa e si fa in cinque minuti: apri l'elenco dei corsi di quel venditore, guarda il più caro, e chiediti se quello che stai comprando ha senso da solo o è stato progettato per farti arrivare là.

Terzo messaggio: il pacchetto. «TUTTI I CORSI» a 6.330 euro, quinto listino del catalogo, è la forma più esplicita. Il pacchetto risolve un problema reale di chi compra — non sapere da dove iniziare — e ne crea un altro, cioè pagare in blocco materiale che in buona parte non verrà aperto. Il conto che conviene fare è elementare: quanti di quei corsi avrei comprato singolarmente? Se la risposta è due su dodici, il blocco non sta risparmiando niente.

Quarto messaggio, il listino barrato. Non ci dilunghiamo perché l'abbiamo già analizzato, ma la meccanica va nominata: il prezzo alto esposto e poi ridotto serve da riferimento, e il riferimento resta in testa anche quando è arbitrario. Il nostro scaffale «Corsi Premium» è un caso di etichettatura nostra, non di chi produce: 289 titoli raggruppati per prezzo, con una media di 2.735 euro, e quella media descrive il nostro criterio. Chi vende classifica, chi rivende classifica, e ogni classificazione sposta la percezione.

Una nota pratica che non riguarda i numeri ma le conseguenze. In questo perimetro la garanzia e le condizioni di recesso non sono omogenee: cambiano da venditore a venditore e vanno lette prima, perché su una spesa a quattro cifre la differenza è concreta. Il funzionamento tipico lo abbiamo messo in fila in come funziona il rimborso di un corso online, e gli errori che si ripetono più spesso in gli errori che si fanno comprando corsi.

Catalogo largo o corso unico: pro e contro per chi compra

Le due situazioni che i dati distinguono con più chiarezza sono queste: comprare dentro il catalogo largo di una firma con molti titoli, o comprare da chi ne ha pochi e li tiene allo stesso prezzo. Nessuna delle due vince sempre.

AspettoCatalogo largo, listino a scalaPochi corsi, listino piatto
Coerenza del linguaggio fra corsi✔ Stesso metodo e stesso vocabolario dall'inizio alla fine✘ Passando da un autore all'altro i termini cambiano
Profondità disponibile sul tema✔ Dai 400 euro ai 6.000 c'è sempre un gradino dopo✘ Finiti i sei corsi, la fonte è esaurita
Chiarezza del costo totale✘ Il prezzo d'ingresso non è il prezzo del percorso✔ Quello che vedi è quello che spendi
Pressione a salire di livello✘ Il gradino successivo viene proposto, spesso dentro il corso✔ Nessuna gerarchia da scalare
Confronto fra punti di vista✘ Una scuola di pensiero sola, ripetuta✔ Si mescolano fonti diverse sullo stesso argomento
Quantità di materiale per euro✔ I percorsi alti contengono decine di ore✘ Corsi più corti, spesso monotematici
Rischio di comprare doppioni✘ I gradini si sovrappongono nelle parti iniziali✔ Temi separati, sovrapposizioni rare
Facilità di fermarsi al primo✘ Il primo è progettato per non essere l'ultimo✔ Un corso finisce e il discorso è chiuso

Lo scambio è questo: la scala dà profondità e continuità in cambio di un percorso che tende a non chiudersi; il listino piatto dà confini chiari in cambio di un soffitto basso. Chi deve imparare un mestiere intero sta meglio nel primo caso, a patto di decidere in anticipo dove si fermerà. Chi deve risolvere un problema circoscritto sta meglio nel secondo, e spende meno.

Dove cade la pagina che stai guardando: tre collocazioni a mano

Tutto questo serve a poco se resta una lettura. Diventa utile se, davanti a una pagina di vendita, si fanno tre collocazioni in due minuti.

Prima: colloca il prezzo. Quattro riferimenti da tenere a mente, 640, 1.260, 2.130 e 8.880. Se il listino sta sotto 640 euro, quel corso è nel quarto più economico del catalogo, e l'aspettativa corretta è un oggetto piccolo e circoscritto. Se sta fra 640 e 2.130, è nella metà centrale, dove abita il grosso dell'offerta. Sopra 2.130 è nel quarto più alto, e a quel punto la domanda non è più se il prezzo sia giustificato in astratto, è che cosa include di non replicabile: sessioni dal vivo, revisioni, accesso diretto.

Seconda: colloca l'area. Se il tema è uno scaffale stretto — una piattaforma pubblicitaria, una tecnica operativa precisa — il sovrapprezzo da specializzazione è la norma, intorno al 35% rispetto al tema largo corrispondente, e non significa che qualcuno stia esagerando. Se il tema è largo e il prezzo è alto, invece, la cifra sta pagando qualcosa che non è la materia: il nome, il formato, l'accompagnamento. Può andare bene, purché si sappia.

Terza: colloca il corso nel catalogo di chi lo vende. Conta quanti titoli ha quella firma e guarda quanto costa il più caro. Se il rapporto con la media è vicino a 3, stai guardando un gradino. Se è vicino a 1, stai guardando un prodotto finito. Si fa dalla pagina del venditore, o dall'elenco completo dei formatori, in meno tempo di quanto serva a leggere la pagina di vendita.

Una quarta collocazione, solo per chi cerca temi fuori dai grandi blocchi: se il tuo argomento non sta fra le venticinque aree principali, non ti servono queste medie. Ti serve sapere quanti titoli esistono su quel tema specifico, perché quando sono quattro o cinque la scelta è fra quei quattro o cinque. Si vede dall'elenco dei corsi. E se non hai mai comprato in questo modo, la meccanica è spiegata in come funziona e in corso online in download: come funziona.

Quello che questi numeri non dicono

Un ritratto fatto coi dati ha il dovere di dichiarare i suoi buchi, perché i buchi sono il posto dove si sbaglia.

Non c'è la domanda, l'abbiamo scritto all'inizio e lo ripetiamo qui perché è il limite più grosso. 333 titoli di trading non sono 333 titoli venduti bene. Senza i volumi di vendita, qualsiasi frase del tipo «gli italiani comprano soprattutto corsi di X» è un'ipotesi.

Non c'è la qualità. Il listino non misura il valore didattico, e nessuna delle colonne di questa pagina lo misura. Due corsi a 2.000 euro possono contenere trenta ore montate con cura oppure otto ore di registrazione di un seminario. La differenza la vedi aprendo la cartella, non guardando il prezzo.

Non c'è il tempo. Nessuna serie storica, nessuna data d'ingresso dei venditori: non possiamo dire se questo mercato stia crescendo, se i prezzi si stiano alzando o se le aree stiano cambiando peso. Abbiamo una fotografia, non un film.

Non c'è la durata dei corsi. Nel catalogo il numero di ore non è un campo compilato in modo uniforme, perciò non abbiamo potuto calcolare il prezzo per ora, che sarebbe l'indicatore più interessante di tutti. Chi lo pubblica di solito lo fa sulla propria pagina, e va letto lì. Quanto occupa su disco un percorso, invece, è un dato che conosciamo bene e sta in quanto pesa un corso online.

Non ci sono i 344 corsi senza listino, e non sappiamo se somiglino ai 2.066 che abbiamo contato. Non ci sono le aree che il nostro catalogo non copre: lingue, informatica di base, mestieri manuali. Rispetto a quelle, questa pagina non ha niente da dire.

Ultima trasparenza, su un punto che riguarda noi. Il catalogo da cui vengono i numeri è un catalogo commerciale, costruito scegliendo cosa inserire. Le scelte di chi raccoglie si riflettono su ogni media che abbiamo pubblicato. Non è un difetto che si può correggere con una nota a piè di pagina: è una caratteristica della fonte, e chi legge ha diritto di saperla.

Quattro letture pratiche, a seconda di chi legge

Gli stessi numeri portano a decisioni diverse. Quattro casi, con la cifra realistica accanto.

Parti da zero su un mestiere digitale. La parte di catalogo che ti riguarda è la fascia bassa: 127 titoli fra 100 e 300 euro di listino, 318 fra 300 e 600. Serve un oggetto piccolo che si finisce, non un percorso da tremila euro di cui apriresti il primo modulo e poi basta. Un corso mono-funzione come QualificaLead, 200 euro di listino, dice in poche ore se quel mestiere ti interessa davvero, e costa meno di un errore. Gli ordini di studio per area li abbiamo messi in fila in il percorso per imparare a vendere e in copywriting da zero.

Hai già un mestiere e cerchi una specializzazione stretta. Preparati al sovrapprezzo: le aree legate a una piattaforma stanno a 2.115 euro di media, ed è la norma di quel segmento. La domanda utile non è perché costi tanto, è se quel materiale parla della versione attuale dello strumento. Un titolo come YouTube Money System, 2.460 euro di listino, sta in pieno in quella logica: area stretta, cifra alta, obsolescenza rapida.

Compri per un interesse personale, non per lavoro. Sei nella coda lunga, e le medie di questa pagina non ti riguardano quasi per niente. Il riferimento sono i 200-500 euro dei corsi monotematici: Melody Unlock sulla chitarra a 200 euro, 101 Domande Golose a 400, NeoMindfulness a 480. Salire di prezzo su questi temi, di solito, non compra più materiale.

Stai valutando un percorso lungo da una firma con catalogo largo. Fai il conto della scala prima di entrare, non dopo. Prendi il listino del corso di punta, dividilo per la media del catalogo, e se il rapporto supera il 2,5 sai che quello d'ingresso è un ingresso. Poi decidi subito se il budget arriva al gradino finale: se non arriva, il primo pezzo ha senso soltanto a condizione che funzioni anche da solo. Lo stesso ragionamento applicato a chi vuole mettere in piedi un'attività sta in il percorso minimo per aprire un ecommerce, e la scelta fra pochi corsi buoni e tanti corsi in quando la formazione online conviene.

Il numero che nessun listino mette in vetrina

Una cosa che questi dati suggeriscono senza poterla dimostrare. Un mercato dove nessuno vende un corso solo, dove i cataloghi arrivano a 36 titoli e dove esiste il prodotto «tutti i corsi», è un mercato che spinge all'accumulo. La forma dell'offerta lo rende naturale.

Perciò il numero da guardare prima di aggiungere qualcosa non sta in nessuna delle nostre tabelle: è quanti corsi hai già comprato e non hai finito. Non quanti ne hai: quanti ne hai lasciati a metà. Se sono più di due, il problema da risolvere non è trovare il percorso giusto, è finire quello aperto, e nessun listino ti aiuterà a farlo.

Il controllo pratico richiede dieci minuti. Apri la cartella o l'elenco degli acquisti, scrivi per ciascun corso a che punto sei, e segna la data dell'ultima volta che l'hai aperto. Le voci ferme da più di tre mesi sono soldi già spesi che stanno aspettando, e di solito valgono più del corso che stai per comprare. Su come tenere ordinato quell'archivio abbiamo scritto in come conservare i corsi comprati; sul modo di arrivare in fondo invece di ricominciare, in metodo di studio per i corsi. Poi, se la lista è pulita, si torna al catalogo con la testa libera: i numeri di questa pagina servono a comprare meglio, non a comprare più spesso.

Domande frequenti

Quanti corsi online esistono nel mercato italiano?

Nel nostro catalogo ne abbiamo censiti 2.410, di cui 2.066 con un prezzo del formatore registrato. Non è il totale esistente in Italia: è un insieme ampio ma delimitato, costruito sui percorsi in italiano venduti da formatori e scuole indipendenti. Restano fuori università, formazione finanziata, corsi aziendali e portali internazionali.

Chi vende corsi online in Italia?

In larga parte singoli formatori con un nome riconoscibile. Fra le venti firme con il listino medio più alto, quindici sono persone e cinque sono marchi o scuole; sui titoli il rapporto è 196 a 48. Quelle venti firme da sole coprono 244 corsi, il 10,1% del catalogo, con una media di 12,2 titoli a testa. Nessuna di loro vende un corso solo.

Quale area ha più corsi e quale costa di più?

L'area più popolata è il trading con 333 titoli, seguita da marketing con 272 e business online con 269. L'area con il listino medio più alto, escludendo lo scaffale che raccoglie i corsi per prezzo, è Trading Materie Prime con 2.307 euro su 28 titoli. La meno cara è il marketing generico con 1.561 euro. Le aree si sovrappongono: un corso può comparire in più di una.

Perché un corso di Google Ads costa più di un corso di marketing?

Perché è più stretto. Google Ads ha 29 titoli e un listino medio di 2.246 euro, il marketing generico 272 titoli e 1.561 euro. Le tre aree legate a una piattaforma precisa — Google Ads, YouTube, Facebook Ads — stanno in media a 2.115 euro, il 35,5% in più del tema largo. Pubblico piccolo, promessa circoscritta, e spesso quei corsi sono i gradini alti di un percorso.

Che cosa significano le parole Academy, Master e Protocollo nei titoli?

Sono tre famiglie di promessa. Academy, Master e Scuola promettono struttura e durata, e compaiono in otto dei 15 listini più alti del catalogo. Protocollo e Sistema promettono ripetibilità, cioè una procedura. PRO, Diamond e Specialist indicano un livello, con un gradino sotto e spesso uno sopra. Nessuna delle tre dice niente sul contenuto: quello si verifica sulle ore di materiale e sulla data di registrazione.

Questi dati dicono quanto fattura il settore?

No, e la distinzione è sostanziale. Noi conosciamo i prezzi richiesti, non le copie vendute. Il valore a listino del catalogo si aggira sui 2,96 milioni di euro, ma è una somma di cartellini, non un giro d'affari. Per sapere quanto vale davvero il settore servirebbero i dati di vendita dei formatori, che nessuno pubblica.

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