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Prezzi e sconti

Quanto costa la formazione online in Italia: l'analisi dei prezzi di 2.066 corsi

Mediana 1.260 euro, media 1.432, nessun listino sotto i cento euro: i prezzi di 2.066 corsi del catalogo contati uno per uno, fascia per fascia e argomento per argomento.

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In breve

La mediana del listino è 1.260 euro su 2.066 corsi censiti; la media sale a 1.432 perché pochi percorsi molto cari la tirano su. Sei corsi su dieci costano a listino più di mille euro, uno su quattro più di duemila, e sotto i cento euro non esiste niente. La fascia più popolata è quella fra mille e duemila euro: 716 corsi, il 34,7% del catalogo. Lo sconto si comporta al contrario: 98% sulle fasce basse, 95% oltre i duemila, 93,3% sui dieci corsi più cari. Il trading costa 399 euro in più del marketing, e la pubblicità a pagamento è il ramo caro del marketing.

Indice · 21 sezioni
  1. Quanto costa un corso online in Italia: la risposta in quattro cifre
  2. Come abbiamo contato: 2.410 corsi, 2.066 listini, 344 buchi
  3. Media, mediana e quartili: perché il numero che gira in giro è sbagliato
  4. Quanto costa un corso online in Italia nelle cinque fasce di listino
  5. Lo sconto si comporta al contrario di come si pensa
  6. Perché la fascia da 1.000 a 2.000 euro è il punto di equilibrio del mercato
  7. Quanto vale questo catalogo a listino: quasi tre milioni di euro
  8. Un corso da 640 euro e uno da 2.130: cosa cambia fra i due quartili
  9. Quanto costa un corso online in Italia argomento per argomento
  10. Trading contro marketing: 399 euro di differenza e un motivo solo
  11. I venti formatori con il listino più alto
  12. Dove la riduzione di prezzo è più larga, argomento per argomento
  13. I dieci listini più alti del catalogo, e il rapporto esatto che li lega
  14. Quanto costa un corso online in Italia rispetto a quello che ci si trova dentro
  15. Comprare dal formatore o scaricare i materiali: la tabella senza sconti
  16. Quanto budget serve davvero: quattro profili e quattro cifre
  17. Quando un listino alto ha una logica e quando è solo posizionamento
  18. Il dato che non possiamo darvi: come sono cambiati i prezzi nel tempo
  19. Quando non comprare niente, a nessun prezzo
  20. Sei controlli sul prezzo da fare prima di pagare
  21. Domande frequenti

Quanto costa un corso online in Italia? La risposta secca, presa dai listini e non dalle pagine di vendita: la mediana è 1.260 euro. L'abbiamo calcolata su 2.066 corsi del nostro catalogo che riportano un prezzo del formatore dichiarato. La media è più alta, 1.432 euro, e quella differenza fra le due cifre è una delle cose più interessanti di tutto il conteggio. Il listino massimo che abbiamo censito è 8.880 euro. Sotto i cento euro non c'è niente: zero corsi su 2.066.

Questo non è un pezzo di opinioni. È un conteggio su un insieme chiuso di dati, con le percentuali calcolate una per una. Dove il dato è debole lo diciamo. Dove manca, anche.

Chi arriva su una pagina come questa ha quasi sempre una cifra in testa. Trecento euro. Mille. Duemila, magari, perché gliel'ha detta un amico. Quello che manca non è un parere sulla cifra, è il contesto: in che punto della distribuzione italiana sta, quanti corsi costano meno, quanti costano di più, e se l'argomento che interessa sta sopra o sotto la linea. Da qui in avanti ci sono i numeri per rispondere.

Quanto costa un corso online in Italia: la risposta in quattro cifre

Quattro numeri bastano a inquadrare tutto il resto.

IndicatoreValoreChe cosa significa
Mediana del listino1.260 euroMetà dei corsi costa meno, metà costa più
Media del listino1.432 euroTirata su dai percorsi molto cari
Primo quartile640 euroUn corso su quattro sta sotto questa cifra
Terzo quartile2.130 euroUn corso su quattro sta sopra questa cifra
Listino massimo8.880 euroIl tetto osservato, su due percorsi dello stesso autore
Corsi sotto i 100 euro0La soglia d'ingresso dichiarata non scende mai sotto i tre cifre

La mediana è il numero da ricordare. Se qualcuno vi chiede quanto costa un corso di formazione professionale venduto da un formatore italiano indipendente, la risposta onesta è circa 1.300 euro di listino, con una metà del mercato sotto e una metà sopra.

L'ampiezza fra primo e terzo quartile è di 1.490 euro. Vuol dire che il grosso del catalogo — la metà centrale, cinquanta corsi su cento — vive in una forchetta larghissima, da 640 a 2.130 euro. Non esiste un prezzo standard. Esiste una zona di prezzo, e dentro quella zona la variabilità resta enorme.

Il dettaglio dei cento euro merita una riga a parte. Su 2.066 listini, nessuno scende sotto quella soglia. Questo mercato non ha corsi da ventinove euro come i grandi portali internazionali: parte da tre cifre e sale. Chi cerca formazione italiana di questo tipo sotto i cento euro non la trova perché non viene prodotta, non perché sia nascosta da qualche parte.

Il tetto, invece, non è un valore isolato. 8.880 euro è il listino di due percorsi diversi dello stesso formatore, e il secondo valore più alto, 8.850, appartiene a un altro autore. Tre corsi, due autori, trenta euro di differenza fra il primo e il terzo. La cima di questo mercato è un plateau, non una punta.

Come abbiamo contato: 2.410 corsi, 2.066 listini, 344 buchi

Il catalogo intero conta 2.410 corsi. Di questi, 2.066 hanno un prezzo di listino del formatore registrato. I restanti 344 non hanno nessun listino dichiarato, ed è il 14,3% del totale: poco più di uno su sette.

Tutte le statistiche di questo articolo sono calcolate sui 2.066, mai sui 2.410. Era l'unica scelta sensata. Però vale la segnalazione: se i 344 corsi senza listino fossero sistematicamente i più economici, la mediana vera del mercato sarebbe più bassa di 1.260 euro. Se fossero i più cari, sarebbe più alta. Non lo sappiamo, e chi vi dice di saperlo sta tirando a indovinare.

Perché un corso resta senza listino? Tre situazioni ricorrenti, nessuna delle quali ha a che vedere con il valore del corso. La prima: il formatore non pubblica il prezzo e lo comunica in chiamata, pratica diffusissima sui percorsi di fascia alta. La seconda: il prezzo c'era e il venditore l'ha tolto, perché il corso non è più in vendita diretta. La terza, la più banale: il corso è vecchio e il listino dell'epoca non è mai stato aggiornato.

Una seconda avvertenza metodologica, che poi tornerà utile leggendo le tabelle. Le categorie del catalogo si sovrappongono. Un corso di trading sulle opzioni può stare contemporaneamente in «Trading», in «Trading Opzioni» e in «Corsi Premium». Se si sommano i corsi delle venticinque categorie principali si arriva a 2.617, cioè più del catalogo intero. Non è un errore di conteggio: è la conseguenza del fatto che un corso vive in più scaffali.

Questo ha un effetto pratico sulle medie per argomento: una categoria piccola e specializzata eredita i prezzi dei percorsi grossi che la attraversano. Ne parliamo nel dettaglio più avanti, dove si vede che le categorie da trenta corsi hanno listini medi gonfiati da pochi pezzi molto cari.

Ultima cosa sul metodo. Il prezzo di listino qui significa una cosa precisa: la cifra che il formatore chiede, o chiedeva, sulla propria pagina di vendita. Non è il prezzo a cui si vende da noi, che è un'altra colonna e un altro discorso, e lo affrontiamo dalla terza sezione in poi.

Media, mediana e quartili: perché il numero che gira in giro è sbagliato

La media è 1.432 euro. La mediana è 1.260. La differenza è del 13,7%, e non è rumore statistico: è la firma di una distribuzione con la coda a destra.

Tradotto: ci sono pochi corsi molto cari che tirano su la media, mentre il grosso del catalogo sta più in basso. Il corso da 8.880 euro pesa sulla media come sette corsi da 1.260. Sulla mediana non pesa nulla, conta come un corso qualsiasi. Per capire quanto costa davvero un percorso tipico, la mediana è lo strumento giusto; la media serve a capire quanti soldi girano, che è un'altra domanda.

Chi scrive articoli sui prezzi della formazione di solito cita la media, perché è il numero più alto e fa più effetto. Noi abbiamo entrambi e li mettiamo accanto, perché insieme raccontano la forma del mercato meglio di quanto farebbe uno dei due da solo.

I quartili aggiungono la parte che manca. 640 euro al primo quartile significa che 516 corsi costano meno di 640 euro. Non sono pochi: un quarto del catalogo sta in una fascia che molte persone considerano già accettabile. 2.130 euro al terzo quartile significa che altri 516 corsi stanno sopra quella cifra, e lì si entra in un territorio dove il prezzo da solo cambia il tipo di decisione.

Due soglie rotonde chiariscono il resto. I corsi con listino sopra i mille euro sono 1.278 su 2.066, cioè il 61,9%. Quelli sopra i duemila sono 562, il 27,2%. Più di sei corsi su dieci costano a listino più di mille euro. Più di uno su quattro ne costa più di duemila.

Questi due numeri spiegano una frustrazione che si legge spesso. Una persona cerca un corso serio su un argomento professionale, si aspetta di spendere trecento euro, e scopre che quasi tutto quello che trova parte da mille. Non è sfortuna nella ricerca. È la struttura del mercato: la fascia sotto i trecento euro esiste, ma contiene 127 corsi su 2.066, il 6,1% dell'offerta.

Una nota sulla precisione. Quando scriviamo che il primo quartile vale 640 euro e che 516 corsi stanno sotto, stiamo applicando la definizione di quartile a un insieme di 2.066 elementi: 2.066 diviso quattro fa 516,5. Ci sono dei valori ripetuti attorno alle soglie, perché molti listini sono cifre tonde identiche fra corsi diversi, e questo sposta i conteggi esatti di qualche unità. L'ordine di grandezza regge, il decimale no.

Quanto costa un corso online in Italia nelle cinque fasce di listino

Dividere 2.066 corsi in cinque fasce di prezzo è il modo più utile di guardare questo catalogo, perché mostra dove si concentra l'offerta e come cambia il nostro prezzo salendo.

Fascia di listinoCorsiQuota sul catalogoPrezzo medio quiSconto medio
100 - 300 euro1276,1%4,18 euro98%
300 - 600 euro31815,4%9,72 euro98%
600 - 1.000 euro34316,6%22,53 euro97%
1.000 - 2.000 euro71634,7%59,18 euro96%
Oltre 2.000 euro56227,2%126,49 euro95%

La fascia più popolata è quella fra mille e duemila euro: 716 corsi, il 34,7% del catalogo. Un corso su tre, in Italia, viene messo in vendita con un'etichetta a quattro cifre che comincia per uno. È il prezzo di riferimento di questo mercato, il punto dove si addensa l'offerta.

Subito dopo arriva la fascia oltre i duemila, con 562 corsi. Qui c'è una cosa che vale la segnalazione: la seconda fascia più popolata del catalogo italiano è anche la più cara in assoluto. Non è una piramide con la base in basso. È una distribuzione sbilanciata in alto, dove l'offerta economica è la minoranza.

Sommando le prime due fasce si arriva a 445 corsi sotto i 600 euro, il 21,5% del totale. Un corso su cinque. Chi ha un budget da trecento o quattrocento euro non è tagliato fuori, ma gioca su un quinto del campo e deve accettare che molti dei titoli di cui ha sentito parlare non ci stanno dentro.

La colonna del prezzo medio da noi è quella che cambia di più. Si passa da 4,18 euro nella fascia bassa a 126,49 euro nella fascia alta: trenta volte tanto. Cresce in modo ordinato, fascia per fascia, senza salti. Questo dice che il nostro prezzo non è una cifra fissa buttata lì, ma segue il listino con una proporzione stabile.

Però la proporzione non è costante, e qui arriva il dato che non ci aspettavamo.

Lo sconto si comporta al contrario di come si pensa

Guardate l'ultima colonna della tabella sopra. Sconto medio 98% nella fascia 100-300. Sconto medio 95% nella fascia oltre 2.000. Scende salendo di prezzo.

Tre punti percentuali sembrano poco. Non lo sono, se si ragiona in rapporti invece che in percentuali. Uno sconto del 98% significa pagare un cinquantesimo del listino. Uno sconto del 95% significa pagarne un ventesimo. Fra i due rapporti c'è un fattore due e mezzo.

Ricostruiamolo con i prezzi medi, fascia per fascia. Nella fascia 100-300 il prezzo medio da noi è 4,18 euro su un listino che sta attorno ai 200: circa un quarantottesimo. Nella fascia 300-600, 9,72 euro su un listino attorno ai 450: un quarantaseiesimo. Nella fascia 600-1.000, 22,53 su circa 800: un trentacinquesimo. Nella fascia 1.000-2.000, 59,18 su circa 1.500: un venticinquesimo. Oltre i 2.000, 126,49 su una media di fascia più alta: attorno a un ventunesimo.

Il rapporto si stringe in modo regolare. Più alto è il listino del formatore, meno aggressiva è la riduzione in percentuale.

Il motivo non è misterioso, e non c'entra con il valore didattico. Un corso con listino 200 euro, scontato del 95%, costerebbe dieci euro: una cifra che non copre nemmeno il costo di tenerlo in catalogo e consegnarlo. Sulle fasce basse lo sconto percentuale si gonfia perché il prezzo finale va comunque a sbattere contro un pavimento tecnico. Il nostro prezzo minimo in assoluto è 4 euro, e su un listino da 150 euro quel pavimento produce già un 97%.

Da questo segue una conseguenza pratica che vale per qualsiasi catalogo scontato, non solo per il nostro. La percentuale di sconto più alta non segnala l'affare migliore: segnala il listino di partenza più basso. Se dovete confrontare due offerte, confrontate i prezzi finali e quello che ricevete, non le percentuali. Il 98% su un corso che non vi serve costa più del 95% su quello giusto.

Mettiamo i due estremi vicini, per chiudere il ragionamento. Listino medio dell'intero catalogo: 1.432 euro. Nostro prezzo medio: 58,01 euro. Il rapporto fra i due è uno a venticinque. Chi vuole un numero solo da portarsi via, è questo: il prezzo medio con cui un corso italiano di questa fascia esce dal nostro catalogo è circa un venticinquesimo di quello che chiede il formatore.

Perché la fascia da 1.000 a 2.000 euro è il punto di equilibrio del mercato

716 corsi su 2.066. È la fascia più popolata, con un margine largo sulla seconda, e il motivo per cui si è formata lì merita qualche riga, perché spiega mezzo catalogo.

Mettetevi dal lato di chi vende. Un corso con listino 400 euro si può vendere a chiunque, senza chiamate e senza trattativa: la cifra sta nella soglia in cui una persona decide da sola, davanti a uno schermo, in cinque minuti. Il problema è il volume. Per fare centomila euro con un corso da 400 servono 250 compratori, e trovarne 250 richiede traffico, pubblicità, una lista di contatti costruita negli anni.

Un corso con listino 5.000 euro risolve il problema del volume: ne bastano venti. Però introduce un problema nuovo e più grosso. Nessuno spende cinquemila euro guardando una pagina: serve una conversazione, un contatto, in molti casi una telefonata con una persona che risponde alle obiezioni. Vendere a cinquemila euro significa costruire una struttura di vendita, e quella struttura costa.

La fascia fra mille e duemila euro è dove i due problemi si fanno il meno male possibile. Il prezzo è abbastanza alto da rendere sostenibili poche decine di vendite, e abbastanza basso da chiudersi senza telefonata. Non è un caso che un corso su tre finisca lì dentro: è il punto dove il modello economico sta in piedi con la minore complessità.

Da questo si capisce anche una cosa sui contenuti. Un percorso da 1.400 euro di listino, che è il prezzo medio di quella fascia, va costruito per convincere su una pagina. Deve avere un nome che si capisce, una struttura che si legge in trenta secondi, una promessa chiara. Il risultato è un formato molto riconoscibile: moduli numerati, durata dichiarata, bonus, garanzia. Chi ha visto cinque percorsi di questa fascia li riconosce tutti.

La fascia sotto, da 600 a 1.000 euro, conta 343 corsi ed è una zona meno definita. Spesso contiene percorsi più vecchi, o moduli estratti da programmi più grandi, o il gradino introduttivo di un autore che ha il prodotto principale più in alto. Da noi il prezzo medio di questa fascia è 22,53 euro.

La fascia oltre i duemila, 562 corsi, funziona in un altro modo e lo abbiamo accennato prima: lì il prezzo serve anche a selezionare, non solo a incassare. Chi chiede 3.000 euro non vuole mille iscritti, perché non riuscirebbe a seguirli, e il listino è il filtro.

Resta la domanda che interessa a chi compra. La fascia più popolata è anche la migliore su cui cercare? Per molti sì, e il motivo è di nuovo economico: in una fascia con 716 titoli la concorrenza fra autori è massima, e un autore che chiede 1.500 euro sapendo che il concorrente chiede altrettanto ha un incentivo concreto a mettere nel pacchetto qualcosa in più. Nelle fasce dove ci sono ventotto o trenta corsi quel meccanismo non si innesca.

Quanto vale questo catalogo a listino: quasi tre milioni di euro

Un conto che aiuta a capire la scala. 2.066 corsi per un listino medio di 1.432,02 euro fanno 2.958.553 euro: comprare a listino tutto quello che abbiamo censito costerebbe quasi tre milioni.

Gli stessi 2.066 corsi, al nostro prezzo medio di 58,01 euro, fanno 119.849 euro. La differenza fra le due cifre è di 2.838.704 euro, e non serve a niente se non a rendere visibile una cosa che nelle medie si perde: il rapporto uno a venticinque, applicato a un catalogo intero, produce numeri che sembrano sbagliati e non lo sono.

Nessuno compra un catalogo intero, naturalmente. Il conto serve a un'altra cosa: a dare un ordine di grandezza al mercato di cui stiamo parlando. Tremila euro per i tre corsi più venduti di un formatore, moltiplicati per qualche centinaio di formatori attivi in Italia, moltiplicati per i compratori di ciascuno. È un settore dove girano cifre che non si vedono, perché nessuno pubblica i bilanci di una scuola online e perché la vendita avviene quasi sempre fuori dai canali che si possono misurare.

Un'ultima cifra sulla scala, dal lato opposto. Il prezzo più basso a cui esce un corso dal nostro catalogo è 4 euro. Fra quei 4 euro e gli 8.880 del listino più alto il rapporto è di 1 a 2.220. Stessa categoria di prodotto, stesso nome sulla scheda, stesso modo di guardarlo. La parola «corso» copre oggetti che non hanno niente in comune tranne il formato.

Un corso da 640 euro e uno da 2.130: cosa cambia fra i due quartili

I due quartili del catalogo sono 640 e 2.130 euro. Sono le cifre che tagliano il mercato in quattro, e metterle una accanto all'altra racconta più di qualsiasi media, perché descrive due prodotti che si comportano in modo diverso pur chiamandosi allo stesso modo.

Cominciamo da come si vendono. Un percorso da 640 euro di listino si compra da soli. Si legge la pagina, si guarda il programma, si paga con la carta, si entra. Nessuno chiama, nessuno chiede che lavoro fate. Un percorso da 2.130 euro, in una parte consistente dei casi, passa da un modulo di candidatura o da una chiamata di qualificazione: il venditore vuole sapere chi siete prima di prendere i soldi. È una differenza di processo che ha un effetto psicologico pesante, perché chi ha superato una selezione è più propenso a studiare quello che ha comprato.

Cambia la larghezza del tema. A 640 euro si compra quasi sempre una cosa sola: come si usa uno strumento, come si fa una procedura, come si imposta un sistema. A 2.130 si compra un programma che prova a coprire un percorso intero, dall'inizio alla fine, con moduli che vanno dalle basi all'applicazione. Il prezzo più alto compra ampiezza, non necessariamente profondità, e questa è una delle inversioni che sorprendono di più chi compra per la prima volta nella fascia alta.

Cambia la quantità di accessorio. Nella fascia bassa il pacchetto è il corso. Nella fascia alta compaiono i contorni: il gruppo riservato, le registrazioni delle sessioni passate, i modelli di documento, il percorso bonus su un tema collegato. Una parte di questo materiale è utile. Una parte serve a riempire la pagina di vendita e si vede subito: sono i bonus che nessuno apre.

Cambia il tempo richiesto, e nessuno lo dice in fase di acquisto. Un corso da 640 euro si finisce in dieci o quindici ore. Un programma da 2.130 euro può chiederne cinquanta, settanta, a volte più, distribuite su mesi. Chi compra nella fascia alta senza avere quelle ore disponibili ha comprato un archivio, non una formazione. Il prezzo, in questo caso, è il problema minore.

Dal nostro lato cambiano due numeri. Il corso da 640 euro di listino sta nella fascia 600-1.000, dove il prezzo medio qui è 22,53 euro. Quello da 2.130 sta appena dentro la fascia oltre i duemila, dove il prezzo medio è 126,49 euro. Fra i due c'è un fattore cinque e mezzo, contro un fattore tre e mezzo fra i rispettivi listini: la distanza in proporzione si allarga, come abbiamo visto.

E adesso la parte scomoda, che è anche quella più utile. Il corso da 2.130 euro è migliore di quello da 640? Su questo dato non esiste risposta, e chiunque la dia sta vendendo qualcosa. Quello che si può dire è che i due oggetti rispondono a domande diverse: il primo serve a chi deve costruire una competenza da zero e ha mesi davanti, il secondo a chi ha una lacuna precisa e vuole chiuderla in due settimane.

C'è una trappola in mezzo ai due quartili e si chiama fascia intermedia non scelta. Succede così: una persona ha un budget di mille euro, non trova il corso completo che costerebbe duemila, e compra due corsi da cinquecento sperando che insieme facciano la stessa cosa. Non la fanno quasi mai, perché due autori diversi usano due strutture diverse e chi studia passa il tempo a tradurre il primo nel secondo. Meglio un percorso solo, anche più stretto, che due pezzi che non combaciano.

Ultimo confronto fra i due quartili, sul numero di corsi disponibili. Sotto i 640 euro di listino ci sono 516 corsi. Sopra i 2.130, altri 516. In mezzo, 1.034. La parte centrale del catalogo è dove c'è più scelta e dove la concorrenza fra autori è più alta, e per chi compra è il posto dove conviene cercare per primo: non perché costi meno, ma perché a parità di prezzo le alternative sono molte di più e il confronto è possibile.

Quanto costa un corso online in Italia argomento per argomento

La domanda cambia completamente se si specifica la materia. Un corso di trading quantitativo e un corso di marketing generalista non abitano la stessa fascia di prezzo, e la distanza è misurabile.

Qui sotto le venticinque categorie principali del catalogo, ordinate dal listino medio più alto al più basso. La colonna del massimo serve a capire se la media è trascinata da qualche pezzo fuori scala.

ArgomentoCorsiListino medioPrezzo medio quiListino massimo
Corsi Premium2892.7351828.880
Trading Materie Prime282.3071218.850
Trading Automatico742.2801318.850
Trading Quantitativo572.2741288.850
Google Ads292.2461195.820
YouTube272.1091044.425
Trading System302.0861128.850
Trading Intraday1262.0841088.850
Trading Opzioni742.0521108.850
Facebook Ads332.0051025.820
Immobiliare631.974953.240
Trading3331.960968.850
Forex671.928954.770
Crypto601.881836.330
Copywriting371.880916.330
Management541.840928.880
Business Online2691.832878.880
Investimenti1251.811856.330
Imprenditoria1151.763844.470
Mindset1461.689788.880
Consulenza401.688723.660
Scommesse Sportive271.677723.240
Certificazioni511.643723.270
Online Marketing1911.620724.545
Marketing2721.561705.055

Prima osservazione, la più sorprendente di tutte: nessuna delle venticinque categorie ha un listino medio sotto i 1.500 euro. La più economica è «Marketing», con 1.561 euro, e sta già sopra la media generale del catalogo che è 1.432. Tutte e venticinque stanno sopra quella soglia.

Non è un paradosso, è aritmetica. Le venticinque categorie principali contengono i percorsi strutturati, quelli che un formatore costruisce come prodotto di punta. I corsi che tirano giù la media generale sono i singoli moduli, i materiali sciolti, i webinar registrati, le cose che stanno in scaffali minori o in nessuno scaffale. Il risultato è che la media per argomento è sempre più alta della media di catalogo, e questo va tenuto in conto leggendo la tabella: quelle cifre descrivono i percorsi veri, non tutto.

Seconda osservazione. «Corsi Premium» sta in testa con 2.735 euro su 289 corsi, e la cosa non stupisce dato il nome della categoria. Stupisce il numero: 289 percorsi non sono un'eccezione, sono il 14% del catalogo. La fascia premium in Italia non è una nicchia di tre nomi, è un segmento affollato.

Terza. Le categorie piccole vanno lette con la mano sul freno. «Trading Materie Prime» ha un listino medio di 2.307 euro, secondo posto assoluto, ma è calcolato su 28 corsi. Il suo massimo è 8.850, lo stesso delle altre categorie di trading: è il segno che un singolo percorso molto caro, catalogato in più scaffali, entra anche lì e tira su la media di una categoria dove 28 corsi non bastano a diluirlo. Lo stesso discorso vale per «Google Ads» con 29 corsi, «Trading System» con 30, «Scommesse Sportive» con 27, «YouTube» con 27. In questi casi la media è un indizio, non una misura.

Le categorie dove la media è solida sono quelle con qualche centinaio di corsi: Trading con 333, Marketing con 272, Business Online con 269, Online Marketing con 191, Mindset con 146, Investimenti con 125. Lì i numeri stanno in piedi da soli.

Quarta osservazione, sulla colonna dei massimi. 8.880 euro compare come tetto di «Management», «Mindset» e «Business Online». 8.850 compare come tetto di sei categorie di trading. Sono due corsi, nient'altro, che attraversano mezzo catalogo perché stanno catalogati in molti scaffali contemporaneamente. Chi legge solo la colonna dei massimi conclude che esistono corsi di management da ottomila euro, e in un certo senso è vero, ma è sempre lo stesso corso.

Trading contro marketing: 399 euro di differenza e un motivo solo

Le due categorie più popolate del catalogo sono Trading (333 corsi) e Marketing (272). I loro listini medi sono 1.960 e 1.561 euro. La differenza è di 399 euro, cioè il 25,6% in più per il trading.

Perché? La spiegazione che circola di solito è che il trading attira pubblico disposto a spendere più volentieri, perché vede il corso come un investimento che si ripaga. Possibile. Non è una cosa che si possa dimostrare con questi dati, e la lasciamo dove sta, fra le ipotesi.

Quello che i dati dicono è più concreto. Il trading si segmenta in sottocategorie tecniche, e quelle sottocategorie costano tutte più della categoria madre. Trading Automatico 2.280. Trading Quantitativo 2.274. Trading System 2.086. Trading Intraday 2.084. Trading Opzioni 2.052. Sei sottocategorie su sei stanno sopra i duemila euro, mentre la categoria generica «Trading» si fermava a 1.960.

La specializzazione costa. Un corso che insegna «il trading» sta in media sotto i duemila; un corso che insegna una tecnica precisa con un nome tecnico ci sta sopra. Vale nelle due direzioni: il percorso specialistico è più caro perché il pubblico è più piccolo e sa già di cosa si parla, e quel pubblico accetta la cifra perché non ha molte alternative.

Dentro il marketing la cosa si ripete identica, con un'inversione interessante. «Marketing» generico: 1.561 euro, la categoria meno cara. «Online Marketing»: 1.620. Poi si sale, e si sale sul tema della pubblicità a pagamento.

Google Ads: 2.246 euro di listino medio su 29 corsi. Facebook Ads: 2.005 su 33. YouTube: 2.109 su 27. Tre categorie sul traffico comprato, tutte sopra i duemila, tutte molto più care del marketing generico. Lo scarto fra Google Ads e Marketing è di 685 euro, il 44% in più.

Qui una spiegazione plausibile c'è ed è misurabile nella testa di chi compra. Un corso su Google Ads promette di far risparmiare soldi su una spesa che il compratore sta già sostenendo. Chi investe duemila euro al mese in annunci ragiona sul corso come su una percentuale del proprio budget pubblicitario, e duemila euro di corso diventano una mensilità. Chi compra un corso di marketing generico non ha quel confronto in mano e il prezzo lo misura in assoluto.

Le categorie piccole citate qui sono fra quelle da leggere con prudenza: 29 corsi, 33 corsi, 27 corsi. La direzione è chiara e si ripete su tutte e tre, il che la rende più credibile che se fosse su una sola. La cifra esatta no.

Chiudiamo con le tre categorie che costano meno di tutte, perché sono quelle che aiutano chi ha budget stretto. Certificazioni: 1.643 euro su 51 corsi. Online Marketing: 1.620 su 191. Marketing: 1.561 su 272. Se cercate un argomento dove la probabilità di trovare qualcosa sotto la mediana di catalogo è più alta, sono questi, e Online Marketing è l'unico con un campione largo abbastanza da fidarsi.

I venti formatori con il listino più alto

Finora abbiamo guardato i prezzi per argomento. Guardarli per autore dice un'altra cosa: che il prezzo di un corso dipende dalla materia meno di quanto dipenda da chi lo firma.

Questa tabella elenca i venti formatori con il listino medio più alto, fra quelli che hanno almeno sei corsi in catalogo. La soglia dei sei corsi serve a escludere chi ha un unico percorso costoso e comparirebbe in cima senza raccontare niente.

FormatoreCorsi in catalogoListino medioListino massimo
Luca Giusti (QTLab)153.1958.850
Roberto Maria Vadalà193.1748.880
Mirko Delfino92.8423.660
Francesco Bellomo62.8384.125
Alfio Bardolla222.4346.330
chinooky62.3902.850
Frank Merenda272.3444.470
Serghey Magalà92.2633.270
Morpheus Education132.2105.055
Alessandro Arnao72.1663.150
Riccardo Mazza62.1502.460
Big Luca362.1276.330
Roberto Pesce82.1022.850
Marco Cappelli62.0583.150
BuzWay102.0574.125
Omniavis131.9952.430
KingSeduction61.9932.220
Marco Lutzu141.9895.820
Luca Valori61.9533.540
Matteo Zambon61.8893.495

Il ventesimo nome della lista ha un listino medio di 1.889 euro. La media del catalogo è 1.432. Significa che tutti e venti i formatori di questa tabella stanno sopra la media generale, l'ultimo compreso, e il primo ci sta sopra di 2,2 volte.

Insieme, questi venti nomi mettono in catalogo 244 corsi: l'11,8% dei 2.066 con listino. Un corso su otto, in questo catalogo, porta una di venti firme. Il resto è una lunga coda di autori con uno, due, tre percorsi a testa.

La colonna da leggere con attenzione è l'ultima, confrontata con la terza. Rivela due modi opposti di costruire un listino.

Il primo modo: prezzi compatti e tutti alti. Riccardo Mazza ha una media di 2.150 euro e un massimo di 2.460, cioè il 14% sopra la media. chinooky: media 2.390, massimo 2.850. KingSeduction: media 1.993, massimo 2.220. Omniavis: media 1.995, massimo 2.430. Mirko Delfino: media 2.842, massimo 3.660. Qui ogni corso costa più o meno come gli altri. Non c'è un prodotto di punta, c'è un livello di prezzo.

Il secondo modo: una scala con la cima molto staccata. Roberto Maria Vadalà ha una media di 3.174 e un massimo di 8.880, quasi il triplo. Big Luca: media 2.127, massimo 6.330, tre volte tanto. Marco Lutzu: media 1.989, massimo 5.820, quasi tre volte. Luca Giusti: media 3.195, massimo 8.850. Alfio Bardolla: media 2.434, massimo 6.330.

La differenza non è stilistica, cambia il modo di comprare. Da un autore del primo tipo si sceglie l'argomento, perché il prezzo è uguale da tutte le parti. Da un autore del secondo tipo si sceglie anche il gradino, e il gradino più alto può costare il triplo del secondo. Chi compra senza sapere a che altezza della scala sta mettendo il piede paga una cifra che non ha scelto.

Una cosa che non si vede nella tabella e va detta. Avere 36 corsi in catalogo, come Big Luca, con un listino medio di 2.127 euro, significa che l'offerta completa di quell'autore, sommata a listino, supera i settantamila euro. Nessuno la compra tutta. Il catalogo di un formatore prolifico non è un percorso, è un negozio, e la domanda giusta non è «quanto costa tutto» ma «quale di questi trentasei».

Dove la riduzione di prezzo è più larga, argomento per argomento

Fin qui abbiamo guardato i listini. Ribaltiamo la tabella: in quali argomenti la distanza fra il prezzo del formatore e il nostro è più grande, e in quali si stringe?

Il calcolo è una divisione fra due colonne che avete già visto. Ecco gli estremi dei venticinque argomenti.

ArgomentoListino medioPrezzo medio quiRapporto
Consulenza1.688721 a 23,4
Scommesse Sportive1.677721 a 23,3
Certificazioni1.643721 a 22,8
Crypto1.881831 a 22,7
Online Marketing1.620721 a 22,5
Marketing1.561701 a 22,3
Trading Intraday2.0841081 a 19,3
Google Ads2.2461191 a 18,9
Trading Quantitativo2.2741281 a 17,8
Trading Automatico2.2801311 a 17,4
Corsi Premium2.7351821 a 15,0

Il quadro conferma dall'interno quello che le fasce dicevano dall'esterno. Gli argomenti con il listino medio più basso hanno il rapporto più largo, quelli con il listino più alto il rapporto più stretto. Consulenza sta a 1 a 23,4, Corsi Premium a 1 a 15,0. Il secondo numero è lo stesso rapporto esatto che troverete fra poco nella tabella dei dieci corsi più cari, e non è una coincidenza: la categoria premium contiene quei percorsi.

C'è un'eccezione che rompe lo schema e vale la pausa. Crypto ha un listino medio di 1.881 euro — non è una categoria economica, sta nella metà alta della tabella per argomento — eppure il suo rapporto è 1 a 22,7, cioè fra i più larghi di tutti. Da noi un corso di crypto costa in media 83 euro, meno di un corso di trading intraday che ha un listino medio solo 200 euro più alto.

Non abbiamo una spiegazione solida e non ne costruiremo una. Si può osservare che la categoria conta 60 corsi, un campione medio, e che i corsi di crypto invecchiano più in fretta della media per ragioni che non hanno a che fare con il formatore: il materiale dell'anno scorso parla di strumenti che l'anno dopo funzionano diversamente. Un contenuto che si consuma rapidamente tende a trovarsi su un prezzo più basso. È un'ipotesi, non una misura.

Cosa farne, praticamente. Se l'obiettivo è prendere la maggior quantità di materiale per la cifra più bassa, gli argomenti in testa a questa tabella sono quelli dove il divario è massimo: consulenza, scommesse sportive, certificazioni di parte privata, crypto, marketing online. Se invece l'obiettivo è un percorso specifico di fascia alta, il rapporto si stringe e il prezzo da noi sale verso le tre cifre.

Una precisazione che va fatta ogni volta che si guardano queste proporzioni. Il rapporto largo non misura la convenienza, misura la distanza fra due prezzi. Un corso di consulenza a 72 euro contro un listino di 1.688 ha un rapporto splendido e resta completamente inutile a chi non fa consulenza. La proporzione serve a scegliere fra due corsi che vi servono entrambi, non a decidere cosa vi serve.

I dieci listini più alti del catalogo, e il rapporto esatto che li lega

Ecco la cima. Dieci percorsi, da 8.880 a 5.055 euro di listino, con accanto il prezzo a cui gli stessi materiali escono da qui.

CorsoFormatoreListinoPrezzo quiRapporto
Master 10K RebellionRoberto Maria Vadalà8.8805921 a 15
Master 30KRoberto Maria Vadalà8.8805921 a 15
Options AcademyLuca Giusti (QTLab)8.8505901 a 15
Trading System AcademyLuca Giusti (QTLab)7.6055071 a 15
Accademia Bigluchiana TUTTI I CORSIBig Luca6.3304221 a 15
Opzioni Evolution 365Alfio Bardolla6.3304221 a 15
Arsenale del MindsetRoberto Maria Vadalà6.3304221 a 15
Money MakerMarco Lutzu5.8203881 a 15
Protocollo KennedyBig Luca5.0553371 a 15
Nabla AlphaNabla Invest5.0553371 a 15

Tre cose salgono a galla da questa tabella, e nessuna delle tre si vedeva nelle medie.

La prima riguarda chi firma. Sette dei dieci listini più alti appartengono a tre persone: tre a Roberto Maria Vadalà, due a Luca Giusti, due a Big Luca. Allargando la classifica ai primi quindici posti il conto diventa otto su quindici, perché Big Luca ha un terzo percorso a 5.055 euro. La vetta di questo mercato è un club ristretto, e non per caso: costruire un listino da ottomila euro richiede un pubblico che ti segue da anni.

La seconda riguarda i numeri stessi. Guardateli: 8.880, 8.880, 8.850, 7.605, 6.330, 6.330, 6.330, 5.820, 5.055, 5.055. Non sono dieci cifre diverse, sono sei. Il 6.330 compare tre volte su autori differenti, il 5.055 due volte in questa tabella e cinque volte nei primi quindici posti. Nei gradini alti i prezzi non si inventano uno per uno: si copiano. Esiste una griglia implicita di soglie accettate dal mercato, e i formatori si allineano a quella.

La terza è la colonna di destra, e vale la lettura attenta. Il rapporto fra listino e nostro prezzo è esattamente 1 a 15 su tutti e dieci i percorsi, senza una sola eccezione: 8.880 diviso 592 fa 15, 7.605 diviso 507 fa 15, 5.055 diviso 337 fa 15. Corrisponde a uno sconto del 93,3%, che è meno dello sconto medio della fascia oltre i duemila euro, quel 95% che avete visto nella tabella delle fasce. In cima al catalogo la riduzione in percentuale è la più bassa di tutte, confermando il meccanismo di cui parlavamo: lo sconto percentuale si allarga sulle cifre piccole, si stringe sulle grandi.

Completiamo la classifica senza allungare la tabella. Dall'undicesimo al quindicesimo posto i listini scendono piano: tre percorsi fermi a 5.055 euro, uno da 4.935, uno da 4.770. Le firme sono Big Luca, Swiss Trading School, Morpheus Education, Stefano Serafini, Bruno Moltrasio. Fra il primo e il quindicesimo posto della classifica il listino si dimezza quasi — da 8.880 a 4.770 — e servono quindici posizioni per farlo. La discesa è lenta perché in quella zona di prezzo c'è traffico.

Un confronto per dare la scala. Il listino massimo, 8.880 euro, è sette volte la mediana del catalogo. Il nostro prezzo più basso in assoluto è 4 euro. Fra i due estremi di quello che si può pagare ci sono più di tre ordini di grandezza, e stiamo parlando di oggetti che si chiamano nello stesso modo: corsi online.

Quanto costa un corso online in Italia rispetto a quello che ci si trova dentro

Un prezzo da solo non dice niente. Mille euro sono tanti o pochi a seconda di cosa arriva dopo il pagamento, ed è qui che la discussione sui prezzi della formazione italiana diventa scivolosa.

Partiamo da quello che si sa con certezza, perché è poco. Delle 2.066 schede con listino, la grande maggioranza non dichiara in modo verificabile il numero di ore di lezione. Molte non dichiarano quante lezioni ci sono. Quasi nessuna dichiara il peso in gigabyte dei materiali, la presenza di esercizi correttivi, la durata dell'accesso alla piattaforma. Questi dati non stanno nel nostro conteggio perché non stanno nelle pagine di vendita da cui provengono i listini.

Diciamolo chiaramente: sul rapporto fra prezzo e contenuto il dato non esiste, né da noi né altrove. Chiunque pubblichi una tabella con «euro per ora di lezione» sui corsi italiani sta costruendo il numeratore su un denominatore che si è inventato.

Quello che si può fare è ragionare su cosa cambia materialmente al salire del prezzo, perché alcune differenze sono strutturali e si deducono dal modello di vendita.

Sotto i 300 euro di listino — i 127 corsi della prima fascia — si compra quasi sempre un prodotto chiuso. Una serie di video registrati, qualche PDF, nessun contatto con chi insegna. È formazione in scatola, e per molti argomenti è esattamente quello che serve: imparare a usare uno strumento non richiede un tutor.

Fra 600 e 2.000 euro, dove stanno 1.059 corsi, il pacchetto tipico si allarga. Compaiono i moduli strutturati in percorso, i file di lavoro, a volte un gruppo di discussione. Il prezzo copre un lavoro di produzione più lungo. Resta formazione a senso unico: paghi, scarichi o guardi, studi.

Sopra i 2.000 euro, nei 562 corsi della fascia alta, entra qualcosa che prima non c'era: la presenza di una persona. Sessioni dal vivo, revisioni, risposte, a volte un contatto diretto con il formatore. È questo che giustifica il salto di prezzo — non la quantità di video, che spesso non cresce affatto — perché il tempo di una persona costa e non si duplica.

Ha una conseguenza diretta, e sgradevole, per chi scarica i materiali invece di comprare dal formatore. La parte di valore che sta nel tempo di una persona non si scarica. I video sì, i PDF sì, i file di lavoro sì. La revisione del proprio caso no, le sessioni dal vivo no, la risposta a una domanda specifica no. Chi paga 592 euro invece di 8.880 riceve una quota del pacchetto, e su un percorso di fascia altissima quella quota può essere più piccola di quanto sembri.

Sui corsi della fascia bassa e media, al contrario, la differenza fra il pacchetto completo e i materiali è spesso minima o nulla, perché il pacchetto completo erano i materiali e nient'altro.

Comprare dal formatore o scaricare i materiali: la tabella senza sconti

Abbiamo messo le due strade una accanto all'altra senza addolcire la colonna di destra, perché la colonna di destra è la nostra e addolcirla non servirebbe a chi legge.

ProContro
✔ Il prezzo scende di un fattore fra 15 e 50 a seconda della fascia✘ Il tempo di una persona non è incluso: niente revisioni, niente sessioni dal vivo
✔ Si accede ai percorsi di fascia alta con un budget da fascia bassa: 337 euro invece di 5.055✘ Sui percorsi costruiti attorno al confronto diretto resta fuori la parte che costa
✔ Si possono confrontare più percorsi sullo stesso tema spendendo meno di un singolo listino✘ Comprare tre corsi che non si studiano costa più di uno studiato bene
✔ I materiali si scaricano e restano, senza dipendere dall'area riservata del venditore✘ Serve organizzarsi l'archivio, perché nessuno lo tiene in ordine al posto vostro
✔ L'errore costa poco: se il corso non era quello giusto si sono persi dieci o cinquanta euro✘ Proprio perché costa poco si compra con meno attenzione, e si studia con meno attenzione
✔ Il prezzo è scritto e fisso, senza chiamata di vendita e senza offerta che scade stasera✘ Nessun rapporto con l'autore, nessuna comunità attorno al percorso, nessun supporto umano
✔ Sui corsi fatti solo di video e PDF non manca nulla rispetto al pacchetto del formatore✘ Capire in anticipo se un corso è «solo video» non è sempre possibile dalla scheda

La riga da rileggere è la terza. Il rischio vero di un catalogo scontato non è comprare male, è comprare troppo. Con 60 euro si prendono sei corsi da dieci, e sei corsi iniziati e abbandonati valgono zero. Con gli stessi 60 euro si prende un percorso della fascia 1.000-2.000, quella dove il nostro prezzo medio è 59,18 euro, e si studia quello. La seconda strada è quasi sempre migliore, e quasi nessuno la prende.

Quanto budget serve davvero: quattro profili e quattro cifre

Qui traduciamo le fasce di listino in budget reali. Non sono consigli generici: ogni profilo ha accanto la fascia del catalogo che gli corrisponde e il prezzo medio di quella fascia.

Chi ha dieci euro e vuole capire se l'argomento gli interessa

La fascia giusta è la prima, listino 100-300 euro, dove il nostro prezzo medio è 4,18 euro, oppure la seconda, listino 300-600, con prezzo medio 9,72. Insieme fanno 445 corsi. Con dieci euro si prende un corso introduttivo e si scopre in due sere se il tema regge l'interesse. È l'uso migliore di una cifra così piccola: non imparare un mestiere, capire se vale la fatica di impararlo. Chi parte da zero su un argomento che non conosce dovrebbe sempre passare da qui prima di salire.

Chi ha sessanta euro e vuole un percorso serio su un tema solo

La fascia 1.000-2.000 euro di listino è il cuore del catalogo: 716 corsi, il 34,7% del totale, prezzo medio da noi 59,18 euro. Un percorso di questa fascia è quello che un formatore italiano costruisce come prodotto principale, con moduli in sequenza e materiale di lavoro. Sessanta euro ben spesi qui valgono più di seicento euro spesi male altrove. La regola è una: un corso, finito, prima di comprarne un altro.

Chi ha centotrenta euro e vuole la fascia alta

La fascia oltre i 2.000 euro di listino conta 562 corsi e un prezzo medio da noi di 126,49 euro. Con questa cifra si entra nei percorsi che il formatore vende come programma di punta. Un esempio concreto nella parte alta di questa fascia: Nabla Alpha di Nabla Invest ha un listino di 5.055 euro e qui ne costa 337, mentre Protocollo Kennedy di Big Luca sta sullo stesso listino e sullo stesso prezzo. Sono due esempi di come sono fatte le cifre in quella zona del catalogo.

Chi ha qualche centinaio di euro e vuole la cima

I dieci listini più alti del catalogo costano qui fra 337 e 592 euro. È il budget con cui si prende Master 10K Rebellion o Master 30K di Roberto Maria Vadalà, i due percorsi con il listino più alto che abbiamo censito, 8.880 euro a testa, 592 qui. Oppure Options Academy di Luca Giusti, 8.850 di listino e 590 qui, o il suo Trading System Academy, 7.605 e 507. A 422 euro stanno tre percorsi con lo stesso listino da 6.330: Accademia Bigluchiana TUTTI I CORSI di Big Luca, Opzioni Evolution 365 di Alfio Bardolla e Arsenale del Mindset di Vadalà. Poco sotto, a 388 euro, Money Maker di Marco Lutzu, listino 5.820.

Un avvertimento su questo quarto profilo, che è il più delicato dei quattro. Cinquecento euro restano cinquecento euro. Sono la cifra con cui, nelle fasce basse, si comprerebbero cinquanta corsi. Ha senso spenderli su un percorso solo in due casi: se quel percorso è l'unico che copre il tema che vi serve, o se avete già finito qualcosa di più semplice sullo stesso argomento e sapete che vi serve il gradino sopra. Fuori da questi due casi, la fascia alta è il posto dove si spende più del necessario.

Quando un listino alto ha una logica e quando è solo posizionamento

Con 562 corsi sopra i duemila euro, la domanda arriva da sola: cosa giustifica quelle cifre?

In alcuni casi qualcosa le giustifica, e si può ragionare sui dati che abbiamo. In altri no, e conviene dirlo.

Il primo caso in cui il prezzo alto ha una logica è la presenza di persone. Un percorso che include sessioni dal vivo, revisioni individuali, correzione del lavoro di chi studia, ha un costo marginale per iscritto che non è zero. Non si può vendere a mille persone come si vende un video. Il listino alto serve a limitare i numeri, ed è un meccanismo onesto: se il formatore può seguire trenta persone all'anno, il prezzo deve essere tale da selezionarne trenta.

Il secondo caso è il pubblico professionale. Un corso di Google Ads da 2.246 euro di listino medio si rivolge a chi gestisce budget pubblicitari; per quella persona il corso è una spesa deducibile che punta a ridurne un'altra più grande. La cifra non va confrontata con il prezzo di un libro, va confrontata con quello che si butta via in annunci fatti male. Qui l'alto prezzo descrive il destinatario più che il contenuto.

Il terzo caso è la materia davvero tecnica. Le sottocategorie del trading quantitativo e automatico, che stanno fra i 2.274 e i 2.280 euro di media, hanno un pubblico ristretto per definizione. Produrre quei materiali costa, il bacino di compratori è piccolo, il prezzo unitario sale. È la stessa aritmetica di un manuale specialistico contro un romanzo.

Poi ci sono i casi dove il prezzo alto non ha una funzione, ha una posizione. Il listino serve a comunicare che il corso è importante, e il meccanismo è vecchio come il commercio: a parità di promessa, il prodotto più caro sembra il più serio. Il dato della griglia implicita di cui abbiamo parlato — 5.055, 6.330, 8.880 ripetuti su autori diversi — va letto anche in questa chiave. Quando tre formatori che insegnano cose diverse arrivano allo stesso listino, non è perché i loro contenuti hanno lo stesso valore. È perché quella cifra funziona come segnale.

C'è un controllo pratico per distinguere i due casi, e funziona su qualunque pagina di vendita. Cercate nella descrizione del percorso le cose che richiedono il tempo di qualcuno: date di sessioni dal vivo, numero massimo di partecipanti, modalità di revisione, tempi di risposta garantiti. Se ci sono, il prezzo alto ha una base. Se non ci sono e il pacchetto è fatto di materiale registrato, il listino alto è una scelta di posizionamento e non un riflesso del costo di produzione.

Questo non significa che il corso sia brutto. Significa che pagarlo a listino, quando esiste un modo di avere gli stessi materiali per un quindicesimo, è una decisione che va presa sapendo cosa si sta comprando: in quel caso si sta comprando il materiale, non la persona, e il materiale ha un prezzo diverso.

Il dato che non possiamo darvi: come sono cambiati i prezzi nel tempo

Qui va fatta una ammissione, perché l'alternativa sarebbe inventare.

Avremmo voluto chiudere questo studio con la serie storica: quanto costava un corso italiano nel 2019, quanto nel 2022, quanto adesso. Sarebbe stata la parte più interessante di tutte. Non possiamo pubblicarla, perché nel nostro archivio il campo della data ha un solo valore per l'intero catalogo: tutti e 2.066 i corsi con listino risultano registrati nello stesso anno, con un listino medio di 1.432 euro, che è la media generale.

Non vuol dire che i corsi siano stati prodotti tutti nello stesso anno. Vuol dire che la data che abbiamo è quella del censimento, non quella di pubblicazione del corso, e usarla per ricostruire un andamento produrrebbe un grafico con un solo punto. Su questo dato non sappiamo niente e preferiamo dirlo.

Aggiungiamo una cosa utile, visto che siamo in argomento. Quando trovate un articolo che dichiara di quanto sono cresciuti i prezzi della formazione online italiana negli ultimi cinque anni, controllate da dove viene il numero. Un dato del genere richiede un archivio di listini storici con la data di rilevazione, e archivi del genere in Italia su questo segmento non sono pubblici. Nella maggior parte dei casi quella percentuale è una stima presentata come misura.

L'unica cosa che il nostro archivio dice sul tempo, indirettamente, è che i corsi vecchi tendono a perdere il listino. Dei 344 senza prezzo dichiarato, una parte è fatta di percorsi non più in vendita: il prezzo c'era, è stato tolto con la pagina. Questo introduce un errore nella direzione opposta a quella che ci si aspetta: i corsi più vecchi, probabilmente più economici all'epoca, sono anche quelli che più facilmente escono dal conteggio. La mediana di 1.260 euro potrebbe allora essere leggermente più alta del vero prezzo medio storico del mercato. Di quanto, non si sa.

Quando non comprare niente, a nessun prezzo

Un articolo sui prezzi che finisse con «ecco quanto spendere» sarebbe incompleto. Ci sono situazioni in cui la risposta giusta è zero euro, e vanno riconosciute prima di aprire il portafoglio.

La prima: non sapete ancora cosa volete imparare. Succede più spesso di quanto si ammetta. Si compra un corso di trading perché il tema è di moda, uno di marketing perché sembra utile sempre, uno di mindset perché gli altri due non sono stati finiti. In questa situazione nessun prezzo è quello giusto, nemmeno quattro euro, perché il problema non è il costo: è che il corso non risponde a una domanda che vi siete fatti. Il passaggio prima dell'acquisto è scrivere su un foglio cosa dovreste saper fare fra tre mesi.

La seconda: avete già corsi non finiti. Chi ha tre percorsi iniziati e nessuno concluso non ha un problema di catalogo, ha un problema di tempo o di metodo, e un quarto acquisto lo peggiora. La cifra bassa rende l'acquisto facile, e questa è l'unica controindicazione serie di un catalogo scontato. Finire quello che c'è costa zero e rende molto più di qualsiasi cosa nuova.

La terza: cercate un titolo che valga sul mercato del lavoro. Nessuno dei percorsi di cui parliamo rilascia un titolo riconosciuto dallo Stato. La categoria «Certificazioni» del catalogo, con 51 corsi e un listino medio di 1.643 euro, riguarda certificazioni di parte privata: le rilascia chi tiene il corso. Hanno un valore nel contesto in cui sono nate e non equivalgono a un diploma o a un attestato pubblico. Chi ha bisogno di un titolo formale deve guardare da un'altra parte, e nessuno sconto cambia questa cosa.

La quarta: il tema che vi interessa cambia ogni sei mesi. Su alcuni argomenti un corso dell'anno scorso insegna procedure che non esistono più. Succede sulle piattaforme pubblicitarie, succede su qualunque cosa dipenda da un'interfaccia che viene rifatta. Il principio di fondo resta valido, i passaggi operativi no. Prima di comprare su questi temi conviene controllare a che anno risale il materiale, e se non è dichiarato, chiederlo.

La quinta, la più banale e la più frequente: il corso vi serve per rimandare. Studiare è più comodo che provare. Chi deve aprire un negozio e compra il terzo corso su come aprire un negozio sta usando la formazione come anticamera. In quel caso la spesa giusta è zero e il passo giusto è un altro.

Sei controlli sul prezzo da fare prima di pagare

Chiudiamo con la parte operativa. Sono sei verifiche che si fanno in dieci minuti su qualsiasi pagina di vendita, e che si appoggiano ai numeri di questo studio.

Primo: confrontate il prezzo con la mediana, non con la media. Se il listino che avete davanti supera i 1.260 euro, state guardando la metà più cara del mercato italiano. Non è un difetto, è una posizione: serve a capire che da quel momento in poi dovete chiedervi cosa c'è in più rispetto a un percorso da ottocento.

Secondo: verificate dove cade il prezzo nella sua categoria. Un corso di marketing da 2.200 euro sta molto sopra la media della sua materia, che è 1.561. Lo stesso prezzo su un corso di trading automatico è normale, perché lì la media è 2.280. La domanda «è caro?» non ha risposta senza l'argomento.

Terzo: cercate le voci che costano il tempo di una persona. Sessioni dal vivo con data, numero chiuso di partecipanti, revisione del lavoro, tempi di risposta. Se ci sono, il listino alto ha una base. Se il pacchetto è tutto registrato, il prezzo sta pagando qualcosa che non è il costo di produzione.

Quarto: ignorate la percentuale di sconto e guardate la cifra finale. L'abbiamo misurato: il 98% compare sulle fasce basse perché il prezzo finale sbatte contro un pavimento di pochi euro, non perché l'offerta sia più generosa. Un 95% su un corso che vi serve batte un 98% su uno che non vi serve.

Quinto: chiedete per scritto cosa comprende e per quanto tempo. Durata dell'accesso, possibilità di scaricare i materiali, anno dell'ultima revisione dei contenuti, cosa accade se l'area riservata chiude. Sono quattro domande, si mandano in una mail, e la risposta che ricevete — o la sua assenza — vi dice più del prezzo.

Sesto: fissate il budget prima di guardare il catalogo, non dopo. Con il nostro prezzo medio a 58,01 euro, la tentazione di prendere cinque corsi invece di uno è concreta. Decidere la cifra e il numero di corsi prima di entrare è l'unico modo di non uscire con un archivio che non si studierà. Un corso, finito, poi si valuta il prossimo.

Un'ultima cosa che non è un controllo ma un ordine di grandezza da tenere in testa. Il prezzo di un corso, a listino o scontato, non è mai la spesa più grande del progetto. Il tempo lo è. Venti ore di studio valgono più di sessanta euro per quasi chiunque, e un corso scelto male li spreca comunque. Per questo la domanda su quanto costa un corso online in Italia conta meno della domanda su quale corso: sul prezzo l'errore massimo che potete fare è di qualche decina di euro, sulla scelta è di qualche settimana.

Domande frequenti

Quanto costa in media un corso online in Italia?

Sul nostro catalogo di 2.066 corsi con listino dichiarato, la media è 1.432 euro e la mediana 1.260. La mediana è il numero più utile, perché la media viene tirata su dai percorsi da cinque e ottomila euro. Un corso su quattro sta sotto i 640 euro, un corso su quattro sopra i 2.130.

Esistono corsi online italiani sotto i 100 euro di listino?

Nel nostro conteggio, nessuno: zero corsi su 2.066 hanno un listino inferiore a cento euro. La fascia più economica va dai 100 ai 300 euro e contiene 127 corsi, il 6,1% del catalogo. Questo segmento del mercato italiano parte da tre cifre.

Perché i corsi di trading costano più di quelli di marketing?

I numeri dicono che è vero: 1.960 euro di listino medio contro 1.561, cioè 399 euro di differenza su 333 e 272 corsi. Il motivo misurabile è la specializzazione. Le sottocategorie tecniche del trading — automatico, quantitativo, intraday, opzioni — stanno tutte sopra i 2.000 euro, mentre il marketing generalista è la categoria meno cara delle venticinque.

Uno sconto del 98% significa che il corso vale poco?

Significa che il listino di partenza era basso. Gli sconti più alti si trovano sulla fascia 100-300 euro, dove il prezzo finale medio è 4,18 euro e non può scendere oltre. Sulla fascia sopra i 2.000 euro lo sconto medio è 95%, e sui dieci corsi più cari il rapporto è esattamente 1 a 15, pari al 93,3%. La percentuale descrive il punto di partenza, non la qualità.

Qual è il corso più caro del catalogo e quanto costa?

Due percorsi condividono il primo posto con 8.880 euro di listino: Master 10K Rebellion e Master 30K di Roberto Maria Vadalà, entrambi a 592 euro qui. Subito dopo c'è Options Academy di Luca Giusti a 8.850 di listino e 590 qui. Il listino massimo osservato è sette volte la mediana del catalogo.

Conviene comprare dal formatore o scaricare i materiali?

Dipende da come è fatto il corso. Se il pacchetto è formato da video e documenti, la differenza fra le due strade è il prezzo e nient'altro. Se il percorso include sessioni dal vivo, revisioni o contatto diretto, quella parte non è nei materiali: si compra dal formatore o non si ha. I corsi dove questa differenza pesa di più sono quelli della fascia sopra i 2.000 euro.

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